No. Raccontare The Piper at the Gates of Dawn non è scontato come farlo per un album qualsiasi. Vuoi per l’età (è stato pubblicato 50 anni fa), vuoi per quello che rappresenta, vuoi anche per il ‘mistero’ che aleggia anche dietro la data di pubblicazione (il 5 agosto 1967 la data più gettonata, il 4 agosto la più veritiera per gli storici dei Pink Floyd e per il gruppo stesso come appare sul sito ufficiale). The Piper at the Gates of Dawn è il primo album per certi versi, l’ultimo per altri. È il primo album dei Pink Floyd, il primo album sotto la ‘regìa’ di Syd Barrett: il titolo Il titolo dell’album riprende quello del settimo capitolo del romanzo per ragazzi ‘Il vento tra i salici’ di Kenneth Grahame.

Ma, paradosso, allo stesso tempo è stato anche l’ultimo vero disco del gruppo con il genio folle di Cambridge, prima che i suoi problemi di salute, sfociati in problemi mentali, prendessero il sopravvento tanto da portarlo prima ai margini del gruppo (in A Saucerful of Secrets si limitò a Jugband Blues e la chitarra in Remember a Day, Set the Controls for the Heart of the Sun, Corporal Clegg) e poi all’esclusione definitiva. The Piper, appena uscito riscosse subito consensi.

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Del resto già dalla copertina si presentava come un album di impatto. Syd aveva ripreso il titolo dell’album da un capitolo del suo libro per bambini preferito: ‘Il vento nei salici’ di Kenneth Grahame. Fu invece Vic Singh a fotografare e disegnarne la copertina. Nel retro invece è raffigurata una silhouette del gruppo, disegnata da Barrett, reminiscenza degli show dell’Ufo a base di diapositive e bolle di sapone. Curiosità: dalle pagine di NME Allen Evans diede all’album quattro stellette, sottolineò l’importante contributo compositivo di Barrett ma…attribuì a Muddy Waters l’unico contributo di Roger Waters, la canzone Take Up Thy Stethoscope And Walk.

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Come detto, The Piper at the Gates of Dawn è l’unico album inciso dai Pink Floyd sotto la direzione di Syd Barrett, vera e propria pietra miliare nella storia del rock psichedelico: curiosi e decisamente bizzarri i testi, che trattano argomenti fantastici, anche spaziali, decisamente fiabeschi.

Come già nella prima traccia, Astronomy Domine (originariamente Dominé, perse l’accetto nelle successive edizioni), un resoconto di un viaggio stellare. A seguire le tracce: Lucifer Sam, in cui si parla dei comportamenti di un gatto siamese; Matilda Mother, che porta chi ascolta la canzone nel mondo delle favole (per Barrett le favole erano “belle”), in cui un bambino chiede alla mamma di continuare il racconto; Flaming, con un testo decisamente allucinato, pare fosse un resoconto di un ‘viaggio’ provocato dall’LSD; l’estrema Pow R. Toc H., caratterizzata, tra le altre cose, dalle urla, dai versi di Barrett e Waters; Take Up Thy Stethoscope and Walk, l’unico pezzo dell’album scritto da Waters, quindi il primo della carriera del bassista; Interstellar Overdrive, pezzo di dieci minuti, cronaca di un viaggio nell’universo, tra i più famosi eseguiti live dai Pink Floyd; la ballata acustica The Gnome; la mistica Chapter 24, ispirata all’I-Ching; The Scarecrow, su uno spaventapasseri; l’allegra Bike, che conserva l’innocenza infantile di Barrett.

 

 

 

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