Romantico, unico, pieno di novità. Un’opera prima. Purtroppo. Per Robert Plant e Jimmy Page fu “il disco preferito del decennio”, Bob Dylan lo considera “uno dei più grandi compositori del decennio”. 
 
Sono passati 24 anni, era il 23 agosto del 1994 quando Jeff Buckley, sfortunato cantautore e chitarrista, scomparso precocemente a soli 31 anni, pubblicava ‘Grace’, il suo unico disco in studio, un capolavoro della storia del rock. 
 
A metà 1993, iniziò a lavorare al disco d’esordio. Ingaggiò la band, composta dal bassista Mick Grondahl e dal batterista Matt Johnson. A settembre, cominciarono le registrazioni presso i Bearsville Studios di Woodstock. Jeff nel gennaio del 1994 partì per il suo primo tour solista nel Nord America per supportare l’uscita di Live at Sin-é, seguito, a marzo, da un tour in Europa.
 
Grace fu pubblicato il 23 agosto 1994. Oltre a 7 pezzi inediti, l’album includeva 3 cover: “Lilac Wine”, basata sulla versione di Nina Simone, “Corpus Christi Carol” di Benjamin Britten, e “Hallelujah” di Leonard Cohen, che gli portò il successo per via de “l’eccellente interpretazione”, come la definì il TIME e inclusa da Rolling Stone’s nella lista “500 Greatest Songs of All Time”. I pareri dei critici furono entusiasti: il The Sydney Morning Herald definì il disco un “capolavoro romantico” e un “essenziale lavoro definitivo”.
   Divenne disco d’oro in Francia e in Australia, e successivamente disco d’oro negli Stati Uniti, oltre che ancora disco di platino per sei volte in Australia nel 2006.

 

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