'LIVE AT POMPEII', Gilmour si racconta: "La prima sera ero nervoso…". E quell'iPhone…

Ebbene sì, anche un musicista di grande esperienza si emoziona, magari è un po’ nervoso prima della prima. L’esperienza può fare molto in questi casi, ma evidentemente non tutto. Come successo a David Gilmour, in occasione del primo concerto a Pompei, in quell’anfiteatro che oltre 40 anni prima lo aveva visto assoluto protagonista con i Pink Floyd nel concerto/documentario ‘Live at Pompeii’. Tanto tempo è passato, ma nonostante questo il chitarrista ha deciso di tornare in quei luoghi, suonando però davanti ad un pubblico entusiasta (duemila persone per ognuno dei due concerti del luglio 2016).
 
   Quel concerto/evento, come all’epoca, è diventato un film, trasmesso al cinema in tutto il mondo in questi giorni, da fine settembre acquistabile tra le altre cose in dvd, cd, blu-ray.
   Gilmour, il bassista Guy Pratt e il regista del film Gavin Elder hanno raccontato quei giorni (“di un gran caldo del sud italiano”) alla rivista MOJO. Ecco alcuni passaggi.
“E’ stato incredibile”, ha raccontato Pratt il quale ha ricordato che se da una parte è stato scelto di suonare The Great Gig In The Sky per onorare Richard Wright, dall’altra non è stata inserita in scaletta Echoes perché “non aveva alcun senso senza Rick”, ha detto ancora Pratt ricordando una atmosfera “magica durante i concerti”.
Nel 2016 Gilmour non ha suonato solo a Pompeii: in Italia ha tenuto concerti in location come l’Arena di Verona e il Circo Massimo a Roma: “Abbiamo cercato dei luoghi” importanti, “mi piaceva creare un qualcosa in cui le persone dopo aver visto il concerto, hanno potuto dire ‘era qualcosa di speciale'”.
 
 

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Gilmour ha poi ricordato il periodo del Live At Pompeii con i Pink Floyd, spiegando che era un po’ ‘complicato entrare nei Pink Floyd dopo Syd Barrett e cercare di copiare un po’ il suo stile, ma spingendolo verso quello che volevo fare”. Sul lavoro fatto con Elder, Gilmour ha assicurato di non aver interferito: “Ho provato a non dirgli troppo di ciò che volevo”, ha spiegato. Quello che voleva era mettere a disposizione persone “che avessero una visione artistica e vedere cosa potessero fare”. Quindi “nessun controllo”, del resto Gilmour non è un regista: “Non so fare film, sono un chitarrista e Gavin sapeva cosa stava facendo”.

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La lavorazione non fu certo semplice: “L’equipaggio era particolarmente attento alle fondamenta dell’antica struttura- ha ricordato il regista- Tutti gli attrezzi dovevano essere portati in camion, inseriti su una rampa speciale, costruiti e portati all’anfiteatro”, ha detto Elder. Il regista ha anche raccontato di un piccolo incidente occorso a una delle persone che stava lavorando alla preparazione del concerto: “La notte che delle prove , uno dei ragazzi che si occupava dell’illuminazione è caduto in un buco nelle rovine e si è rotto il braccio”.
 
   Ancora Elder: “L’equipaggio non era autorizzato a portare le telecamere sul pavimento dell’anfiteatro, per cui le telecamere fisse erano per esempio sulle gru”. Per catturare quindi più immagini possibili è stato usato un drone. Gilmour ha ricordato che l’arena con il Vesuvio alle spalle e poi le luci del palco hanno reso tutto “favoloso”, mentre il regista ha spiegato di aver voluto catturare “la magìa del crepuscolo”. 
   Il resto del lavoro, per rendere l’evento magico, è stato lasciato a Gilmour e alla sua band. Ricordando la sua prima performance a Pompei, di fronte ad un pubblico, il cantante ha ammesso che si sentiva “un po’ ‘nervoso prima di andare sul palco” ma di aver cercato di “fare finta di non esserlo”.
 
 
A proposito di The Great Gig In The Sky, furono le tre coriste a proporla a Gilmour, ricordando come andarono da lui dicendo ‘Stiamo lavorando a casa su una versione di ‘Great Gig in the Sky’, vuoi sentirla ?’. Come risposta ha detto “naturalmente lo faccio”.  Così abbiamo eseguito la canzone un paio di volte ed è stato favoloso: hanno davvero lavorato duramente per creare una miscela tra le prestazioni classiche e alcune nuove parti distinte.
 
Nell’intervista  ha poi ribadito di avere del materiale per un nuovo disco, per un seguito di ‘Rattle That Lock’, pezzi che sono nel suo iPhone e che quando tornerà in studio li ‘esaminerà’.

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