Le lacrime di Bob Dylan, l’angoscia di Eric Clapton, il dolore di Mick Jagger. E l’incredulità di tutto il mondo della musica. Perché ci sono delle volte in cui vedi qualcuno entrare nella leggenda e pensi abbia raggiunto anche l’immortalità. La notizia della morte di Jimi Hendrix, era il 18 settembre del 1970, rappresentò un vero e proprio shock.

Paradossalmente, Jimi non si considerava quello che poi lo ha portato ad essere considerato il più grande di tutti tempi secondo la rivista ‘Rolling Stone’, meglio del suo mito Eric Clapton e di Jimmy Page: “Tecnicamente non sono un chitarrista. Tutto ciò che suono è verità ed emozione”.

Già. Jimi non era un chitarrista, lui era ‘Il Chitarrista’, capace di stravolgere il mondo della musica con appena 4 album in 3 anni.

 

James Marshall ‘Jimi’ Hendrix, nato a Seattle il 27 novembre 1942, fu trovato morto la mattina del 18 settembre 1970, nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel di Londra, al 22 di Lansdowne Crescent. Una morte in piena solitudine, descritta come misteriosa, che contribuì suo malgrado a creare la leggenda delle ‘J’ maledette o il Club 27 (con lui Brian Jones, Janis Joplin, Jim Morrison, anche loro morti a 27 anni, come anni dopo successe a Kurt Cobain e Amy Winehouse). La mancanza di chiarezza riguarderebbe l’ora della morte. Secondo alcuni il decesso avvenne durante la notte, soffocato dal suo stesso vomito, secondo altri, versione che avrebbe alimentato la leggenda, durante il trasporto in barella sempre per lo stesso motivo, il soffocamento, ma a causa di un mancato sostegno sotto la sua testa.

Quella di Hendrix fu un’infanzia travagliata, soprattutto a causa dei problemi che aveva in casa, liti continue tra i genitori, con la vita della mamma rovinata dall’abuso di alcol. Jimi fu battezzato come Johnny Allen, scelta non condivisa dal papà Al, visto che era lo stesso nome di un ex di mamma Lucille. Per questo il papà chiese di cambiarlo in James Marshall Hendrix, per tutti Jimmy.

La prima chitarra di Hendrix fu una scopa, poi quello che restava di un ukulele. Dopo tante pressioni riuscì ad ottenere dal papà una chitarra acustica di proprietà di un amico del papà con cui giocava d’azzardo. Ispirato nella capigliatura da Bob Dylan (con dei bigodini si creò la famosa ‘foresta’ di capelli), si presentò al pubblico come Jimmy James, ispirandosi a uno dei suoi miti, Elmore James (un altro era Eric Clapton). ‘Jimmy’ viene scoperto da Chas Chandler, bassista degli Animals, che lo vide suonare dal vivo. A colpirlo anche la riproposizione in versione blues di Hey Joe di Billy Roberts. Ma anche qui, il suo nome subì l’ennesimo cambio: era ormai una stella, Chandler lo convinse ad accettare il più accattivante ‘Jimi’.

Dal 1963 al 1970 Hendrix registrò in studio 3 album, Are You Experienced, Axis: Bold as Love, Electric Ladyland e uno live, Band of Gypsys, i primi con The Jimi Hendrix Experience, l’ultimo con l’omonima band che diede il nome all’album. Senza contare le pubblicazioni postume come ‘Blues’, ‘Valleys of Neptune’ e ‘Live at Woodstock’. Tantissime le canzoni e le performance che hanno fatto storia, come l’inno americano suonato a modo suo a Woodstock: intervallò le simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra elettrica. Una denuncia forte quella del chitarrista, contro tutte le violenze che il paese a stelle e strisce stava commettendo nell’Indocina.

E come dimenticare la Stratocaster data alle fiamme al Monterey Pop Festival; e poi ancora canzoni storiche come Hey Joe, Red House, Little Wing (che Sting ha reinterpretato trasformandola in Mariposa Libre), Voodoo Chile o la versione della dylaniana All along the watchtower. La notte del 6 settembre 1970 al festival di Fehmarn in Germania Hendrix venne accolto da fischi e contestazioni da parte del pubblico.
Ci vollero anni prima che il mondo che lo aveva fischiato, deriso e contestato, nel 1992 lo introducesse nella Rock and Roll Hall of Fame.

 

Quattro album in tre anni, poco per cambiare la storia della musica, quanto basta per entrare nel mito.

 

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