La lite che ne causò la morte avvenne una decina di giorni prima. Qualche bicchiere di troppo, un buttafuori forse troppo duro nei modi e una lucidità che viene a mancare. E non solo in chi magari può avere esagerato con l’alcol.
Probabilmente Jaco Pastorius non meritava questa fine. Sicuramente, pur giovanissimo, ha cambiato il modo di interpretare il basso, di suonarlo, portandolo ben oltre il suo essere uno strumento quasi d’accompagnamento: con lui sul palco era il basso a rubare la scena, a ‘rapire’ l’orecchio, a farti scoprire sonorità che mai avresti pensato potessero esistere.

 

 

Un musicista leggendario. E non solo per la sua musica o per il suo modo di suonare. Ma anche per quelle idee, quelle iniziative prese magari per caso, che per molti sono però dei colpi di genio. Come quando decise di modificare il suo strumento, il basso. Secondo qualcuno, una leggenda (appunto) racconta che agli inizi della sua carriera suonava con un normale Fender e una sera, a causa dl clima umido della Florida, dove stava tenendo dei concerti, alcuni tasti cominciarono a saltare. Da qui, la decisione, con un coltello, di togliere tutti i tasti. Effettivamente il suo primo basso era un Fender Jazz Bass del 1960, un Jazz Bass del 1962 fu il suo secondo basso che trasformò in un fretless togliendo i tasti e riempiendo le scanalature con mastice per dare al suono una sfumatura vocale. Secondo il suo biografo Bill Milkowsky, Pastorius fu il primo a rimuovere i tasti.

John Francis Anthony “Jaco” Pastorius era nato a Norristown il 1 dicembre 1951. Grandissimo esponente di jazz, fusion, nel 1969 diede origine al suo primo gruppo funky, i ‘Woodchuck’, riscuotendo un notevole successo nel sud della Florida. Nel 1976, dopo un primo approccio l’anno precedente, l’ingresso nei Weather Report grazie al rapporto con Joe Zawinul, il tastierista della band, che addirittura vide in Jaco qualcosa di Jimi Hendrix. Con i Weather ha pubblicato album come ‘Black Market’, ‘8:30’ e Heavy Report. Negli anni successivi, Jaco guadagna consensi e riconoscimenti.

 

 

Finché il sogno non si interruppe, diventando un incubo.

Era la sera dell’11 settembre del 1987, Pastorius era a seguire Carlos Santana al Sunrise Munic Theatre. Improvvisamente dopo un assolo del bassista Alphonso Johnson, salì sul palco, prese la sua mano e la alzò quasi per dichiararlo vincitore. Accompagnato all’uscita dagli addetti alla sicurezza, che non lo riconobbero, si diresse al Midnight Bottle Club, un locale nella periferia di Fort Lauderdale. Ma visto l’elevato stato di ebbrezza gli venne negato l’ingresso nel locale da parte del buttafuori, che si disse essere esperto di arti marziali Luc Havan. Scoppiò una rissa e quando alle quattro del mattino arrivò la polizia, Jaco era steso a terra privo di sensi con il viso rivolto verso la pozza del suo stesso sangue. Havan, il buttafuori, sostenne di aver spinto Jaco e che quest’ultimo era caduto battendo la testa. Un colpo alla testa o forse qualcos’altro: poco importa, perché tanto è bastato perché il mondo ha dovuto dire addio ad un artista incredibile, inimitabile.

 

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