Se la notte del 27 agosto del 1990 la nebbia non avesse nascosto quella maledetta collina, forse ancora oggi staremmo godendo di canzoni, concerti, inediti e cover di Stevie Ray Vaughan, tra i più grandi chitarristi della storia recente, per molti l’erede naturale di grandissimi come Jimi Hendrix ed Eric Clapton. Scomparso a soli 35 anni, era nato il 3 ottobre del 1954 a Dallas. Fratello di Jimmie, anche lui altro grande chitarrista, a diciassette anni abbandona la scuola per dedicarsi completamente alla musica, raggiungendo livelli altissimi pure essendo totalmente autodidatta. In tutto sono solo 4 gli album di inediti pubblicati: Texas Flood (1983), Couldn’t stand the weather (1984), Soul to soul (1985), In step (1989).

 

 

Per quanto riguarda gli album live, spiccano sicuramente ‘Live alive’ del 1986 e quello del 1983 ‘Live at the El Mocambo’, una esibizione, quest’ultima, carica di energia, di passione e di grandissima qualità. Per questo il rammarico di aver perso Stevie Ray Vaughan così presto aumenta. Quel tragico giorno aveva preso parte ad un concerto all’Apline Valley Music Theater, appunto vicino a East Troy, nel Wisconsin, insieme ad altri interpreti straordinari, leggendari del blues come Eric Clapton, Buddy Guy e Robert Cray. Dopo l’esibizione, stanco, chiese ad Eric Clapton di salire, al suo posto, su quel maledetto elicottero perché voleva arrivare il prima possibile in albergo, a Chicago. Non ci arrivò mai perché già subito dopo il decollo, per colpa di una fitta nebbia l’elicottero si schiantò contro una collina. Dell’incidente nessuno si accorse subito, ma soltanto la mattina seguente visto che il mezzo non era giunto a destinazione. Nell’incidente, oltre al pilota e a Vaughan, morirono membri dello staff di Clapton, Bobby Brooks, Nigel Browne e Colin Smythee.

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