Sono trascorsi già 20 anni dalla morte del musicista statunitense dall’anima country, John Denver, venuto a mancare a seguito di un incidente aereo il 12 ottobre 1997, all’età di 53 anni.
289 canzoni registrate, di cui 140 scritte da lui, tanta passione per la musica, e un amore smisurato per gli aerei: questo era John, un uomo semplice, con alle spalle un’infanzia in campagna.  Il successo per Denver era arrivato con il disco ‘Poems, Prayers and Promises’ del 1971, che gli regalò notorietà su scala nazionale. L’album conteneva infatti la canzone ‘Take Me Home, Country Roads’, che ascese al secondo posto nella Billboard charts. Era solo l’inizio della sua carriera,  portata avanti con l’album successivo, ‘Rocky Mountain High’.

Amante del suo paese che altrettanto lo amava, Henry John Deutschendorf Jr, assunse il cognome ‘Denver’ proprio per omaggiare il suo stato preferito: il Colorado. E proprio nel 1977 il cantautore fu insignito dallo stato del Colorado del titolo di poeta laureato.
Negli anni 80 e 90, pur senza raggiungere le vendite del decennio precedente, la popolarità di Denver rimase molto alta in tutti gli Stati Uniti. Parallelamente alla carriera musicale, il musicista divenne vegetariano e portò avanti una serie di campagne ambientaliste e umanitarie, tanto da fondare nel 1992 l’associazione no-profit Plant-It 2000, dedicata alla riforestazione, al sostegno umanitario e alla prevenzione dell’inquinamento.
Proprio nel suo pezzo ‘It’s About Time’ , Denver rivolge all’umanità un avvertimento disperato ad aprire gli occhi e a rifiutare la guerra, per comprendere che il mondo è la casa comune di tutta l’umanità. “Il vincitore non è che un perdente, quando giochi un gioco mortale”, e ancora l’invito a tutelare l’ambiente, perché “la Terra è la nostra sola casa”.
Accanto alla musica, John Denver coltivava una grande passione per il volo, che gli era stata tramandata da suo padre, un ufficiale dell’aeronautica statunitense. Nonostante fosse un pilota esperto, John il 12 ottobre 1997 precipitò mentre era ai comandi del suo Rutan Long-Ez, nella baia di Monterey in California. Incredibile come solo 7 anni prima, nel 1990, Denver aveva composto ‘Matthew’, brano scritto e dedicato allo zio, deceduto in un incidente d’auto.
Gary Mucho, all’epoca direttore dell’ufficio dell’Ntsb (National transportation safety board) dell’area sudovest, spiegò che l’aereo a due posti era un modello sperimentale, probabilmente costruito artigianalmente. Partito da Monterey alle cinque del pomeriggio, il velivolo sarebbe dovuto rientrare dopo un breve volo di prova, ma precipitò invece 400 metri circa al largo della spiaggia di Pacific Grove, quartiere di Monterey situato 185 chilometri a sud di San Francisco. “Credevamo che l’aereo stesse facendo delle acrobazie sull’acqua, solo quando lo abbiamo visto impattare, abbiamo capito che stava succedendo”, hanno dichiarato alcuni bagnanti presenti sulla spiaggia il giorno dell’incidente.
Solo un anno prima della morte, nel 1996, Denver era stato ammesso alla Hall of Fame dei cantautori.
Ma gli uomini passano, e la musica resta
, e il suo brano ‘Rocky Mountain High’, dichiarata canzone di stato del Colorado nel 2007, ne è la prova.
Anche un altro pezzo celebre: ‘Take Me Home, Country Roads’ venne dichiarata canzone di stato del west Virginia ed è ancora oggi suonata in ogni pre-partita di football dal 1972.

 

Dopo la morte, a John Denver è stato dedicato un memoriale Aspen, con su inciso il testo della canzone ‘Rocky Mountain High’, mentre le sue ceneri sono state sparse sulle sue tanto care Montagne Rocciose. Oggi, a distanza di 20 anni dalla sua morte, ci piace ricordarlo così com’era: sensibile, ambientalista, innamorato della sua Annie, dei suoi aerei, e della vita.

 

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