Era il 13 novembre 2015, quando al Bataclan di Parigi la band rock statunitense, Eagles of Death Metal, si stava esibendo per il suo pubblico, composto da circa 1500 persone.
Era una serata bella, di musica e di divertimento per tutti i partecipanti, poi in soli otto minuti si è consumata una delle pagine più brutte della storia francese degli ultimi anni.
Tre uomini vestiti di nero, equipaggiati con zaini portacaricatori, AK47, un fucile a pompa, cinture esplosive e bombe a mano, parcheggiano la loro macchina a Boulevard Voltaire, strada adiacente al teatro Bataclan.
In un attimo gli assalitori, tutti giovanissimi, irrompono nel teatro sparando contro la folla, al grido di “Allahu Akbar!” e inneggiando alla Siria e all’Iraq.
La prima raffica di colpi viene sparata mentre la band sta eseguendo il brano “Kiss the Devil”, e i colpi provocano una decina di vittime (tra cui un addetto alla sicurezza e tre ragazzi, oltre all’addetto al merchandising del gruppo Nick Alexander).
Ma in un concerto i rumori forti sono frequenti, e questo i responsabili dell’attentato lo sanno bene, e lo utilizzano per colpire più vittime approfittando della confusione. I primi colpi vengono infatti inizialmente scambiati per effetti di scena, e gli attentatori riescono a farsi strada tra la folla.
Arriva a quel punto una seconda scarica di colpi, diretta verso il bar del teatro: il concerto si interrompe, e iniziano le grida di chi ha compreso cosa sta succedendo.
Inizia la drammatica fuga dei membri della band: il leader Jesse Hughes, il chitarrista Eden Galindo, il bassista Matt McJunkins e il batterista Julian Dorio (che si era riparato dietro le strumentazioni), fuggono via, mentre il chitarrista Dave Catching continua ancora per qualche istante a tenere il centro del palco. La band riesce ad allontanarsi dal teatro fuggendo tramite una porta dietro le quinte.
Il pubblico è in panico, chi si nasconde in bagni, chi nei camerini, chi cerca di uscire dalla porta di sicurezza, chi cerca di gettarsi dalle finestre o di nascondersi nei condotti dell’aereazione, sperando che l’orrore finisca il prima possibile.
Il bilancio finale delle vittime del teatro è devastante: 93 morti. Eppure in quel momento, quello del Bataclan era solo uno degli attentati che in quel momento vedeva protagonista Parigi. Colpiti anche i locali Le Carillion, Le Petit Cambodge, Cafè Bonne Bière, Casa Nostra, La Belle Quibe, Comptoir Voltaire e lo stadio di Parigi (Stade France), in cui sono morte 130 persone e rimaste ferite più di 350.
I testimoni riusciti a sopravvivere hanno raccontanto con sgomento le scene che hanno vissuto: “A un certo punto uno degli assalitori era salito sul palco dove fino a pochi minuti prima si erano esibiti gli Eagles of Death Metal e si era messo a giocare con uno xilofono, provando a suonarlo, e mentre lo faceva rideva”.
Lo storico locale di Parigi simbolo della strage dell’Isis è stato chiuso un anno intero dopo gli attentati, ed ha riaperto l’anno scorso con il concerto di Sting.
Le attività del Bataclan ad oggi continuano regolarmente: il 18 novembre si esibiranno i Red Bull Dernier Mot,  il 20 l’artista Rilès, e il 21 la nostrana Fiorella Mannoia. Il proseguire dei concerti è la prova che la musica ha vinto ancora, anche il terrorismo.

 

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