Era il 1967 quando Fabrizio De Andrè, con ‘Via del Campo’, diceva che se dai “diamanti non nasce niente”, invece “dal letame nascono i fior”. Una forzatura, certamente. Ma paradossalmente i Pink Floyd diedero ragione al cantautore ligure con The Wall. Due mondi diversi, certamente. Ma se per De Andrè dal letame nascono i fiori, da uno sputo può nascere un gioiello.
Sì, perché più o meno così nel 1979, era il 30 novembre, vedeva la luce ‘The Wall’, forse l’album, o uno dei, più famoso della band britannica. Un album incredibile, autobiografico, quasi una anticipazione della carriera da solista di Roger Waters, autore di praticamente di tutte le canzoni, in cui si racconta, in cui racconta della seconda guerra mondiale, del protagonista figlio di un militare e futura rockstar. Praticamente se stesso.

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Ma cosa c’entra uno sputo con un album capolavoro? Era il 6 luglio del 1977, il tour di ‘Animals’ aveva portato i Pink Floyd in Canada, allo stadio Olimpico di Montreal. “Era la fine del tour- il ricordo di Waters- e c’era un fan che voleva fare casino, che spingeva contro le transenne, stava gridando e urlando mentre io volevo solo poter fare uno spettacolo di rock”. Waters lo ha osservato per un po’, fino a quando “appena mi arrivo’ a tiro, gli sputai in faccia. Sono rimasto disgustato da me stesso“. Dopo l’incidente, l’idea del “muro tra noi e il pubblico” ed e’ per questo “che il disco ha preso forma”. Da un gesto forte, dettato però dall’esasperazione, appunto uno sputo ad un fan troppo agitato, una demo non molto apprezzato dal resto della band, anzi considerato “deprimente, noioso in varie parti”, ma con una idea di base che “piaceva”. Un ‘dietro le quinte’ forse inaspettato per un capolavoro come The Wall – 11esimo album in studio dei Pink Floyd.
Waters aveva iniziato a lavorare su due progetti, distinti ma anche accomunati: Bricks In The Wall – era il titolo di lavorazione, appunto, di The Wall – e ‘The Pros And Cons Of Hitch Hiking’. Nel primo al centro c’e’ la famiglia, la guerra, la follia, il rapporto tra pubblico e star, mentre nel secondo si parla di un uomo diviso tra la vita di matrimonio e la fedelta’ e la promiscuita’ e liberazione sessuale. Quando Waters propose i demo dei due lavori al gruppo, non ci fu una scelta unanime ma la maggioranza fu schiacciante: la band preferi’ The Wall. “L’idea fu di Roger e nessuno cerca di sminuire la sua genialità e le intuizioni che ci ha messo”. Ma, ricorda David Gilmour, “tuttavia, l’album che ne uscì non aveva nulla a che fare con il concept originario, né con la demo che aveva prodotto all’inizio”.

Ma comunque fu un capolavoro, nato da un qualcosa di negativo. Perché come diceva De Andrè, “dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fior”.

 

 

 

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