'The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains' sbarca a ROMA, dal 19 aperta al pubblico -GUARDA-

Un percorso al buio ‘illuminato’ dai bassi di Roger Waters, dalle chitarre di David Gilmour, la batteria di Nick Mason, le tastiere di Richard Wright. E poi distorsori, sintentizzatori, copertine di album, bozze di canzoni e di scenografie di concerti, come quelli di Pulse del 1994.

Quasi un’impresa anche solo provare a tenere a freno l’emozione dietro ognuno dei cimeli esposti alla mostra sui Pink Floyd che venerdì 19 gennaio aprirà le porte al pubblico al Macro di Roma, via Nizza, fino al 1 luglio. Un evento, visto che si tratta del primo paese fuori dai confini britannici ad ospitare una esposizione di tale portata su una delle band più influenti della storia della musica. ‘The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains’, questo il nome dell’esposizione, è stata presentata oggi proprio al Macro dalle istituzioni di Roma Capitale e da una mini reunion dei Pink Floyd, ovvero Nick Mason, promotore della mostra, e Roger Waters. “È un onore poter ospitare questa mostra immensa”, ha detto Raggi durante la conferenza. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha raccontato il suo primo approccio con la musica di Waters e compagni: “Una cassetta, un regalo di amici”, con cui ha scoperto “un mondo, quello dei Pink Floyd”. Questa mostra, ha detto Mason, batterista della band, “può dare l’impressione che dietro il nostro lavoro ci fosse un percorso premeditato. Invece no, abbiamo fatto tante cose in modo occasionale”. Forse meno entusiasta Roger Waters, che ancora una volta ha dato più importanza all’aspetto umano che materiale: “Non c’è nulla di male in questa mostra- ha detto il bassista- Ma io non sono interessato, lo sono più a voi”, ha spiegato riferendosi ai presenti. Per poi proseguire: “Sono orgoglioso di quanto fatto con i Pink Floyd ma non sono legato all’eredità lasciata”. Entrare in una mostra come quella del Macro significa iniziare un viaggio pieno di emozioni nel mondo dei Pink Floyd.

 

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L’apertura inevitabilmente è dedicata a Roger ‘Syd’ Barrett, che 50 anni fa diede vita ad una delle sue visioni, una blues band nata, nel nome, dalla fusione di Pink Anderson e Floyd Council: anche dei due bluesman, due 45 giri a ricordarli. E poi in ordine cronologico, gli album, le immagini delle copertine, in varie grandezze, alternate da foto di backstage. Proseguendo nel percorso, si passa dalle pareti arricchite con Ummagumma e Dark Side Of The Moon alla sala più grande, ovvero quella dedicata a The Wall, forse l’album più famoso del gruppo. Da una parete con i tradizionali mattoni bianchi, a ricordare la copertina del disco, spuntano Pink davanti alla tv, ricordando la scena riprodotta nei live dell’epoca e da Bob Geldof nel film; il pupazzo del professore cattivo dell’album, quello che a casa veniva vessato dalla moglie e che si rifaceva sugli studenti; Algie, il maiale gonfiabile che volava sugli spettatori (nei concerti di Waters è ancora lì), divenuto famoso perché all’interno della copertina di Animals; la divisa nera da militare e il megafono usati da Waters durante i live di In The Flesh. Nel 1985 i Pink Floyd hanno perso il pezzo forse più importante, ovvero Waters. Dopo anni di litigi, di accuse, il gruppo si è poi riunito, motivazioni benefiche, nel 2005 durante il Live 8 per una breve esibizione a Londra. A chiudere la mostra, infatti, il video di Comfortably Numb, estratto da quel breve concerto, proiettato in una sala piena di luci e con un audio in uscita dalle 4 pareti. Pare che rispetto alla mostra di Londra, che ha richiamato 400mila spettatori, quella di Roma sia in forma ridotta. Di cimeli, di ricordi, di strumenti, di foto e bozze di canzoni e scenografie ma c’è da scommettere che farà il pieno di emozioni.

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