Dopo il 1° maggio ecco ‘Io non ho paura’ di ZuiN – RECENSIONE

ZuiN è un cantautore milanese emergente, arrivato poco più di due settimane fa a calcare il palco del Concerto del 1 Maggio a Roma, un evento che ha come prerogativa quella di presentare in tutte le sue varie forme quella che ormai sembra essere diventata l’unica dimensione possibile della musica italiana, ovvero l’Indie.

In piazza San Giovanni, Zuin ci è arrivato dopo essere approdato alla finale del concorso 1M NEXT, insieme a Erio e La Municipal.
Il suo primo EP si chiama ‘Io non ho paura’ e ha quattro tracce, molto brevi, molto semplici; asciutte.

La prima è la title track
, un energico propulsore di sezione ritmica che sfocia poi in un bel ritornello che rimane in testa recitando “Io non ho paura”.
Sembra di sentire i Ministri, nel testo e nella musica; questa è l’impressione che accompagnerà l’ascoltatore per la durata di tutto il lavoro.
Sarà la medesima provenienza geografica, sarà l’ambiente musicale che va ad intrecciarsi, ma l’unico pensiero che può giungere è questo.
La canzone è godibile, fa il suo dovere e ha una buona chiusa di ritornello; aldilà delle impressioni, non è un brutto modo di presentarsi ad un pubblico nuovo.
La seconda traccia si chiama ‘Fantasmi’ ed è proprio quella portata sul palco del Concertone.
Il cantautore afferma che con il termine “Fantasmi” si sta rivolgendo “agli altri”, detto banalmente, alle altre persone insomma.
La battaglia quotidiana di ognuno di noi contro quella che è la molteplicità, contro quella che è l’impossibilità di conoscere realmente gli altri, di sapere fino in fondo quanto la fiducia possa essere una buona merce di scambio.
“Due volti in un solo / Uno bianco ed uno nero” recita il ritornello, abbastanza Pop e tranquillo, retto dalla solita chitarra acustica che accompagna tutto il brano e da un pesante Delay nell’elettrica.
La terza traccia dell’EP si chiamaOh mio Dio‘, ed è ciò che come un salmo viene ripetuto nel ritornello che si conclude con un chiaro “Milano dammi il La.”, che a qualcuno potrebbe dare l’idea di un ribaltamento di quella Milano cantata da Edda (Ritmo Tribale), un altro modo di fuggire e un altro modo di esprimersi, chiaramente.
Saper trovare la spinta giusta e riuscire a fuggire dalla banalità di qualcosa di opprimente; in sostanza è questo che riecheggia nel brano e in praticamente tutto il lavoro.

Ma c’è qualcos’altro da aggiungere, ed è quel “Ti prendo per il culo” che viene ripetuto allo scadere del primo ritornello.
Viene da chiedersi chi stia prendendo per il culo chi e sopratutto quanto certe frasi ambigue possano rafforzare o debilitare un pezzo.
Sta mutando il linguaggio e sta mutando il modo di esprimersi a parole nella musica e l’Indie e il nuovo cantautorato italiano ne sono la massima espressione, con tutte le varie precauzioni del caso.

L’abuso di tormentoni, di slogan e di frasi che devono suscitare qualcosa per forza è sempre più presente; questo dovrebbe fare riflettere molto su come questo potente veicolo che è la musica stia ingranando le proprie marce ultimamente.
Sono solo quattro brani e si parla di un cantautore emergente, ma forse è proprio per questo che andrebbe posta la questione sul perché la stragrande maggioranza dei cantautori emergenti non riesca ad uscire da certi paradigmi, che se non sono quelli del Pop più puro e del bel canto (tanto per citare I Ministri), sono per forza quelli dell’Indie.
Il resto è completamente fuori gioco, lo è in maniera inequivocabile.

L’EP si chiude con ‘Credimi, una lenta ballata spinta dalla voce graffiante di Zuin che non conosce variazioni e questa è una cosa buona, una voce che non ha paura di alzare il tono, di gridare anche quando non ce n’è bisogno.
Lo spaccato di una vita rotta, delusa da quello che è lo scorrere degli eventi, da quella che è la solitudine e l’abbandono; il ritrovarsi smarrito, ancora una volta.

“Credimi erano anni che non mi incontravo.” è uno dei versi del pezzo, un verso che racchiude un po’ quella che è l’anima globale del disco e forse delle idee stesse del cantautore.
Una ricerca di qualcosa, forse di sé stesso, come avviene per tanti, forse delle parole giuste e forse del successo, qualsiasi cosa esso sia.

Resta da dire che in solo quattro tracce si riesce comunque ad intuire quella che è la capacità dell’artista milanese, quelle che sono le sue carte e forse anche il modo in cui potrebbe essere capace di usarle in progetti futuri.
Per ora, ‘Io non ho paura’, rimane un lavoro di presentazione sincero, aldilà delle speculazioni e di quanto ne consegue, una cosa semplice; “una cosa piccola ma buona”.

(Rom)

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