79 candeline per Spencer Davis, contribuì al mito di Gimme Some Lovin’

Gimme Some Lovin’ è una delle canzoni che vanta un gran numero di cover. La più famosa presumibilmente è quella pubblicata nel 1980 dai Blues Brothers nella colonna sonora del film omonimo. È toccato poi a Olivia Newton-John, per il suo album del 1978 Totally Hot con alcuni membri dei Toto, nel 1982/83 ai Chicago, che la inclusero come bis nei loro concerti, con Peter Cetera come voce principale. Ma pure i Queen, spesso la suonarono durante il loro Magic Tour del 1986.

 

 

Tra gli autori della canzone Steve e Muff Winwood e, soprattutto Spencer Davis.

Nato Spencer David Nelson Davies a Swansea, il 17 luglio 1939, compie oggi 79 anni. Musicista e polistrumentista gallese, nel 1963 ha fondato il gruppo Spencer Davis Group a Birmingham. Il gruppo è stato attivo fino al 1969, poi si è riunito brevemente nel periodo 1973-1974 e si è quindi ricostituito con una nuova formazione nel 2006. Sono stati membri del gruppo, nel periodo di maggiore fama, anche i fratelli Steve Winwood e Muff Winwood. Altri artisti che reinterpretarono Gimme Some Lovin’ sono stati:

Nel 1971, The Supremes e The Four Tops, ne registrarono un duetto.
Sempre nel 1971, i Traffic, con Winwood come cantante, la inclusero nel loro album live Welcome to the Canteen.
Il gruppo disco francese Kongas incise una cover, inclusa nel loro album del 1977 Africanism.
Patty Pravo ne dona una sua esecuzione live nella trasmissione Blitz di Gianni Minà nel 1982.
I Grateful Dead la suonarono in concerto.

I Great White nel loro album Shot in the Drak.
I Thunder la inclusero nel disco di esordio Backstreet Symphony.
Adelmo e i suoi Sorapis, nel 1993, inclusero la cover in italiano Careoche (diamoci le mani) nell’album Walzer d’un Blues.

Gli Hanson, nel 1998, fecero uscire come singolo la versione live del brano, inclusa nel loro album Live from Albertane ed eseguita durante l’Albertane Tour; la versione studio, sempre eseguita dal trio, è stata inclusa nella colonna sonora del film Jack Frost, anch’esso del 1998.
George Aghedo nel 2011 (postumo) entrato nella USA Top 20 Charts.

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