Led Zeppelin, la Leggenda fa 70: Buon Compleanno a Robert Plant

Difficile pensare di poter associare “voce orribile” a Robert Plant. Forse impossibile, quasi sacrilego. La capacità di adattarsi ad una musica in cui affondano diversi generi, come il blues e il folk come pochi al mondo, una qualità indiscutibile, un timbro di voce che lo rende riconoscibile in mezzo a mille voci. E, soprattutto, in grado di fermare il tempo, pure oggi che ha 70 anni.

Proprio oggi, 20 agosto, Robert Plant, nato a West Bromwich nel 1948, festeggia i suoi primi, straordinari, 70 anni. 

Unico, nella voce, nel carisma, come pure nell’aspetto. Forse una delle prime rockstar a tutto tondo, la sua è stata la voce scelta da Jimmy Page per questo nuovo progetto, nato (provvisoriamente) come New Yardbirds, poi diventato leggenda, diventato Led Zeppelin.

 

 

Plant entrò 50 anni fa a far parte  della band, “eravamo la più grande band del mondo”: prima di allora, curriculum regolare a scuola e poca convinzione dei genitori di assecondarne la passione per la musica. A sconvolgerlo letteralmente la scoperta di blues, rock…ed Elvis Presley. Dopo aver comunicato alla sua famiglia di voler abbandonare il tirocinio presso uno studio contabile per dedicarsi alla musica, al blues, a tempo pieno, lasciò la famiglia a soli diciassette anni.

Ed è durante la sua militanza nei The Crawling King Snakes, uno dei ‘suoi’ tanti gruppi all’epoca, era il 1965, che ebbe modo di stringere amicizia con un tanto gioviale quanto poderoso batterista suo coetaneo, John Bonham. Il legame con Bonham si rivelerà destinato a durare per ragioni di affinità tanto musicale quanto umana. Oltre all’esperienza nei Crawling King Snakes, Robert e John si ritrovarono assieme nella Band of Joy nel 1967, fondendo il loro amore per il blues con le nuove vibrazioni psichedeliche provenienti dalla West Coast californiana.

“Alcune delle nostre canzoni hanno un fascino senza tempo- ripete ancora oggi Plant- A volte penso che sarebbe meglio se non lo avessero, così potrei andare avanti con la mia vita e non essere costretto a ricordare sempre il passato. Comunque non importa, bisogna sempre essere fieri delle cose buone che hai fatto. E noi ne abbiamo fatte parecchie”. Per la gioia dei fans, ovviamente…

Non fu difficile e neanche complicato, e non durò troppo a lungo il provino che Page, già famoso grazie all’esperienza Yardbirds: “Quando l’ho sentito cantare ho pensato che ci fosse qualcosa di storto nella sua personalità o che fosse impossibile lavorarci insieme- il suo ricordo- perché semplicemente non riuscivo a capire come mai, dopo che cantava ormai da un po’ di anni, come mi aveva detto, non fosse ancora diventato una celebrità”.

Cosa che avvenne presto. Bastò l’album di debutto, pubblicato il 12 gennaio 1969 negli Stati Uniti d’America e il 31 marzo dello stesso anno nel Regno Unito dalla Atlantic Records, l’omonimo Led Zeppelin, per trasformare band e cantante in due miti viventi: l’album è una vera e propria pietra miliare della storia del rock. Eppure…in canzoni come ‘Babe i’m gonna leave you’ trovo che ora la mia voce sia orribile. Davvero avrei dovuto star zitto”. Autocritica, spietata.

Dopo di allora otto, storici album, che hanno lanciato definitivamente i Led Zeppelin nella storia della musica, dell’hard rock. Otto album e una serie incredibili di capolavori, come Stairway to Heaven, Babe i’m gonna leave you, Black Dog, You Shook Me, Immigrant Song.

Ma Plant non ha mai dimenticato le difficoltà (!) vissute dalla band: “C’era diffidenza da parte della stampa. Il motivo è che noi non ci prestavamo a nessun giochetto. Secondo noi, la cosa migliore era suonare e chiudere la bocca a tutti. Fin dall’inizio, ci siamo detti che non avremmo fatto singoli: se vuoi scoprire cosa sono i Led Zeppelin devi entrarci dentro e ascoltare un album intero. Non usavamo i singoli come biglietti da visita e quindi non eravamo in competizione con nessuno”.

Forse tutto troppo bello per essere vero, il fenomeno nato dall’intuizione di Page vide la sua fine  il 24 settembre 1980, quando la prematura scomparsa di John Bonham, a causa della sua nota dipendenza dall’alcol, portò al definitivo scioglimento della “più grande rock band di sempre”.

Plant iniziò così una carriera solista, che prosegue con forza dopo le alterne fortune iniziali. Esordì con Pictures at Eleven, pubblicato nel 1982, mentre l’ultimo, Carry Fire, risale al 2017. Meglio concentrarsi sui dischi da solista, anche se cadiamo, quest’anno, sui 50 anni dalla nascita della band: “Anche io ho la band nel cuore. Nessuno più di me. Ma non voglio fare un torto a nessuno. Non puoi mai tornare indietro. Devo continuare ad andare avanti”.

Album in studio con i Led Zeppelin

Led Zeppelin (1969)
Led Zeppelin II (1969)
Led Zeppelin III (1970)
Led Zeppelin IV (1971)
Houses of the Holy (1973)
Physical Graffiti (1975)
Presence (1976)
In Through the Out Door (1979)
Coda (1982)
Album solo
Pictures at Eleven  (1982)
The Principle of Moments  (1983)
The Honeydrippers: Volume One (1984)
Shaken ‘n’ Stirred (1985)
Now and Zen (1988)
Manic Nirvana (1990) 
Fate of Nations (1993)
No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded (1994)
Walking into Clarksdale (1998)
Dreamland (2002)
Sixty Six to Timbuktu (2003)
Mighty ReArranger (2005)
Nine Lives (2006)
Raising Sand (w/ Alison Krauss) (2007)
Band of Joy (w/ Band of Joy) (2010)
Lullaby and… The Ceaseless Roar (2014)
Carry Fire (2017)

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