‘ANIMAE’ dei NEW AIR: conciso, visionario e claustrofobico – RECENSIONE

Parliamo di ‘Animae’ dei New Air. Quattro tracce per un EP conciso, visionario al punto giusto e claustrofobico esperimento di elettronica che si dirama verso ambient e accenni al trip-hop, con la partecipazione del rapper Frabolo e Lisa Luperini, voce femminile che impreziosisce ‘Oblivion’, la seconda traccia.

Interessante notare come nel pochissimo tempo concesso dal lavoro stesso si sia riusciti a creare un piccolo concept che prende forma a partire dai titoli.

Allora si parte da ‘Introspection – La caduta’, abissale e brevissimo pezzo strumentale che traccia sfumate linee di colori e di suoni che ricordano molto Culprate e il suo modo di concepire l’elettronica, in particolar modo The memories of Gregory Otterman, pezzo di Deliverance, disco del 2014.

Si inizia già ad intuire la particolarità del lavoro che si sta andando ad ascoltare e la si comprende appieno nella seguente traccia; ‘Oblivion – La ricerca’.
Qui intervengono gli ospiti del disco, smistandosi tra ritornello e strofa, rispettivamente al femminile e al maschile. Aprono arpeggi spaziosi e la costante.

“Tutto quello che ho l’ho costruito io, tra un passo avanti e uno indietro dentro quest’oblio / alla ricerca di qualcosa che sarebbe diventato mio”.

Ipnotica la voce e le parole, quell’oblio che sembra di essere così prossimo al semplice gesto del premere play.
Poi la strofa, il flow incisivo di Frabolo, un testo di notevole fattura e di incastri non semplici per costruzione e per comprensione: “Alla ricerca di noi stessi ma è un’altra notte in bianco / Il detto dice chi dorme non piglia pesci, ok però c’ho il viso stanco”

Verso pesante, un macigno che potrebbe risultare banale e semplice e forse lo è, ma crolla addosso senza che ci si possa spostare.
La terza traccia è ‘Darkness – Il conflitto’.
Altro capitolo, altra visione ed altro mondo. Sincopata e dura la base e forse un tantino eccessiva la ritmica del testo, difficile da contenere nel fluire costante di parole.

Ma alla fine funziona, è un pezzo breve, proprio come l’ultimo, ‘Animae – La Speranza’, conclusione malinconica già dal principio, in quelle note che aprono la via all’inizio del testo che dice esattamente: “A volte mi prende la malinconia”.

Sincero fino al midollo, non da niente che non ti aspetteresti.
E’ un EP brevissimo ma che concretizza il concetto che sta al principio della spinta verso la costruzione di questo lavoro.

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