Talento indimenticato, Buon Compleanno a Jeff Buckley

Più che una sensazione, una certezza. Di aver perso troppo presto un talento, un artista incredibile, che tanto altro avrebbe potuto dare al mondo della musica.

Oggi Jeffrey Scott Buckley, per tutti solo Jeff Buckley, avrebbe compiuto 52 anni. Nato ad Anaheim il 17 novembre 1966, è scomparso in circostanze drammatiche a Memphis il 29 maggio 1997 a neanche 31 anni: nel Wolf River, affluente del Mississipi.
 
La sua produzione indiscutibilmente ha lasciato il segno: dopo tanto tempo canzoni come la cover di Hallelujah di Leonard Cohen sono ormai entrati nella storia della musica.
Figlio del cantautore Tim Buckley, in vita riscosse grande successo principalmente in Francia e in Australia e poi, dopo il suo decesso avvenuto per annegamento, in tutto il mondo.
Nella sua vita artistica, indirettamente o direttamente, un ruolo importante lo hanno avuto il padre e il patrigno: il primo, infatti, abbandonò la moglie per trasferirsi a New York in cerca di fortuna.
Tim fu considerato uno dei più geniali e innovativi cantanti della storia del rock, mentre il patrigno Ron Moorhead verrà ricordato dallo stesso Buckley per il suo contributo nella crescita personale e musicale del ragazzo, ad esempio con il regalo del 33 giri Physical Graffiti dei Led Zeppelin. Inoltre lo spinse  all’ascolto di artisti quali Led Zeppelin, Queen, Jimi Hendrix, The Who, e Pink Floyd. Intorno all’età di cinque anni iniziò a suonare la chitarra acustica e a 12 anni decise di diventare musicista, ricevendo in dono l’anno successivo la sua prima chitarra elettrica: un’imitazione di colore nero di una Gibson Les Paul.  

Vuoi la precoce scomparsa, vuoi per il carattere introverso, Jeff non aveva rilasciato troppe interviste. Una di queste, è stata  pubblicata sul libro ‘Jeff Buckley. L’impressione di essere eterno’. Qui ha raccontato e si è raccontato, a partire dalla ‘sua’ Hallelujah: “Il motivo per cui ho fatto una cover di Hallelujah è la stessa canzone, non il fatto che sia di Leonard Cohen. Non posso comunque fare a meno di provare una grande ammirazione per lui, e penso che valga per tutti. È straordinario”.

Una versione incredibile, eppure Jeff quasi sperò che Cohen non l’avesse mai sentita: “Perché? Non saprei. A me fa un po’ l’effetto di una canzone cantata da un ragazzino. Ne ho anche una versione della notte in cui abbiamo registrato ‘So Real’, ero talmente esausto che mi sono dimenticato che stavamo registrando, in quella ho una voce più adulta. Penso… non saprei. Ogni volta che facciamo quel brano gli esiti sono diversi. Ma spero di rendergli giustizia. Perché la cosa bella delle canzoni di Leonard è che possono percorrere strade molto diverse, e abitare luoghi diversi. A dire il vero, è la cosa bella di ogni canzone. Le canzoni migliori hanno le gambe forti, e si adattano in ogni circostanza”.

A parte la ‘solita’ raccolta postuma, ‘You an I’ del 2016, il suo unico album di inediti è ovviamente Grace. Che fu pubblicato il 23 agosto 1994: conteneva 7 pezzi inediti e 3 cover: “Lilac Wine”, basata sulla versione di Nina Simone, “Corpus Christi Carol” di Benjamin Britten, e “Hallelujah” di Leonard Cohen.

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