Waters ci riprova: al lavoro per cercare di salvare due bambini olandesi

Lo aveva detto, non si sarebbe fermato. Nei giorni scorsi si è parlato tanto dell’iniziativa di Roger Waters, che ha dato un contributo decisivo nel salvare Ayyub e Mahmud.
Grazie all’interessamento di Clive Stafford Smith, direttore legale di Reprieve charity, una organizzazione no-profit di avvocati e investigatori internazionali che lotta per i diritti umani, amico di Waters, ha permesso ai due bambini di ricongiungersi con la mamma dopo 5 anni di distanza, visto che erano stati rapiti dal padre, combattente Isis.

In una intervista rilasciata al portale http://www.brooklynvegan.com, infatti, Waters ha spiegato che altri due bambini hanno bisogno di aiuto. “Sto iniziando a parlare con Clive. Non ho idea di cosa possiamo fare, ma ce ne sono due la cui madre è appena morta per alcune malattie croniche e malnutrizione sconosciute. E lei era sposata con un combattente Isis. Ha lasciato un bambino di 4 anni e un bambino di 2 anni nel campo con il gelo senza nessuno. Sono orfani ora”.

Continua Waters: “Allora cosa fai? Dici, ‘Oh, il problema di qualcun altro’? Non ho dubbi che io e Clive dovremo in qualche modo capire come persuadere i poteri a non lasciare che questi bambini muoiano. Sono olandesi. Due piccoli bambini olandesi, di 4 anni e di 2 anni. Devono essere in Olanda. Hanno bisogno di essere affidati allo stato o alle cure di una famiglia affidataria o, si spera, alla fine saranno adottati, perché gli olandesi sono persone molto calde, gentili e amorevoli in generale. Non ho dubbi sul fatto che se si riesce a chiarire la burocrazia e la paranoia dal modo in cui tutti noi dovremmo riuscire a trovare un modo per mettere al sicuro questi due piccoli bambini”.

Possibile che Waters possa partecipare in prima persona al salvataggio: “Non ne ho idea. Non so mai cosa farò. So cosa non farò. Non ho intenzione di passare il resto della mia vita a noleggiare aerei privati ​​per fare ciò che il governo dovrebbe fare. Ma posso diventare parte della conversazione. Non ne ho idea. Potrei dover andare. Solo che non lo so, non posso proprio rispondere a questa domanda”.

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