44 anni fa i Led Zeppelin pubblicavano ‘Physical Graffiti’

Un album che forse non ha avuto la celebrazione che meritava. Appena uscito, infatti, Physical Graffiti fu stroncato dalla critica, che lo considerò troppo lungo e lontano dallo stile classico della band.

Apprezzamenti, invece, da critici più moderati, che però considerarono i cambiamenti come il segno di qualcosa di inevitabile che avrebbe portato alla fine del gruppo.

Sono passati 44 anni dalla pubblicazione del sesto album in studio dei Led Zeppelin: era il 24 febbraio del 1975.

Dopo aver inciso e pubblicato senza interruzione per quattro anni di fila, i Led Zeppelin decisero di prendersi una pausa, trascorrendo buona parte del 1973 senza lavorare praticamente su nulla.

All’inizio del nuovo anno erano già pronti per suonare il nuovo materiale: 8 tracce in tutto, abbastanza per fare più di un album.

Per pubblicizzare la nuova etichetta fondata dal gruppo (la Swan Song Records), il manager Peter Grant propose di pubblicare un album doppio che raccogliesse anche il materiale non inserito precedentemente in album ufficiali.

Physical Graffiti era pronto nell’estate del 1974 ma le inevitabili discussioni su titolo, copertina e distribuzione fecero slittare la pubblicazione ai primi mesi dell’anno successivo.


Oggi Physical Graffiti può essere considerato uno dei migliori dischi dei Led Zeppelin in cui emerge una perfetta sintonia fra tutti i membri del gruppo, sorretta da una varietà musicale che non tradisce le aspettative e si lascia apprezzare per tutta la sua durata.
Diverse le novità. Per esempio si dice addio alla forma ballata soft-hard che aveva caratterizzato i primi lavori e rispolverato un rock più duro ed energico.
La batteria di John Bonham non suonerà mai più in modo così brutale e può considerarsi senza riserve il momento più alto del suo percorso artistico.
La voce di Robert Plant fresca di intervento alle corde vocali (avvenuto alla fine del 1973), si lascia apprezzare per questo nuovo tono, un po’ più scuro e meno brillante del solito, e continua a far impallidire per la sua forza e modularità.

Per quanto riguarda le tracce, gli Zep aprono con un rock duro ed energico, dal suono sporco, e aggressivo.

Disco 1
-Lato A
Custard Pie – 4:13
The Rover – 5:36
In My Time of Dying – 11:04 (Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones, John Bonham)
-Lato B
Houses of the Holy – 4:01
Trampled Under Foot – 5:35 (Brano tradizionale, arrangiamento di Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones)
Kashmir – 8:31 (Jimmy Page, Robert Plant, John Bonham)

Disco 2
-Lato C
In the Light – 8:44 (Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones)
Bron-Yr-Aur – 2:06 (Jimmy Page)
Down by the Seaside – 5:14
Ten Years Gone – 6:31
-Lato D
Night Flight – 3:36 (Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones)
The Wanton Song – 4:06
Boogie with Stu – 3:51 (Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones, John Bonham, Mrs. Valens, Ian Stewart)
Black Country Woman – 4:24
Sick Again – 4:43

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