5 aprile, il giorno maledetto del Grunge: 17 anni fa l’addio a Layne Staley

Il 5 aprile non sarà mai un giorno qualsiasi per gli amanti del grunge. Ma non da segnare in rosso sul calendario, tutt’altro.
È il 1994 quando Kurt Cobain decide di mettere la parola fine sulla sua vita e sulla sofferenza di un ragazzo travolto da un successo incredibile, che forse non era riuscito a gestire.
È invece il 2002 quando una micidiale mistura di droga, la speedball, uccide Layne Staley, leader degli Alice in Chains e dei Mad Season. Fu ritrovato senza vita il 19 aprile, la sua morte però fu fatta risalire al 5.
“Kurt ed io non eravamo amicissimi”, disse una volta Layne a proposito della morte del cantante dei Nirvana. “Ci siamo incontrati l’uno ai concerti dell’altro e siamo anche usciti assieme. Lo conoscevo abbastanza bene da essere devastato dalla sua morte. Ancora non mi capacito”.

Ma quello che sapeva, racconterà poi nella sua ultima intervista, è che stava morendo: “So che sto morendo. Non mi sento bene”. Solo la musica faceva star bene Layne. La sofferenza, il disagio, lo hanno accompagnato forse per gran parte della sua giovane vita (se n’è andato a soli 34 anni): “Avevo quasi vent’anni, e la musica divenne la mia unica ossessione per rimanere vivo. Ho avuto la fortuna di cacciare tutta questa rabbia attraverso la musica allo scopo di aiutare gli altri. Era terapeutico e funzionò per un po’”.
E la musica, unita alla sua voce unica, ci ha regalato forse poche emozioni (numericamente) rispetto a quanto avremmo potuto ascoltarlo se non fosse stato per quella droga maledetta: il tempo di tre album (Facelift, Dirt e Alice in Chains), due EP (Sap e Jar of Flies) e un Unplugged con gli Alice in Chains e un album, Above, con i Mad Season.
Troppo poco.

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