22 anni senza Jeff Buckley, nel 1997 il tragico addio all’autore di Grace

Un album. Uno solo. Ma tanto è bastato per lasciare un segno ed entrare nella storia della musica. Con poche, fantastiche canzoni.

22 anni. Tanto è passato dalla tragica, misteriosa e leggendaria scomparsa di Jeffrey Scott ‘Jeff’ Buckley.

Figlio di Tim Buckley, Jeff conquistò Francia e in Australia e poi, dopo il suo decesso avvenuto per annegamento il 29 maggio 1997, in tutto il mondo, tanto che i suoi lavori sono rimasti famosi nel tempo e appaiono regolarmente nelle classifiche delle riviste di settore.

Grace

Jeff era nato ad Anaheim il 17 novembre 1966.

Durante l’infanzia e l’adolescenza fu circondato dalla musica, grazie sia alla madre, pianista e violoncellista classica, sia al patrigno, che lo introdusse all’ascolto di artisti quali Led Zeppelin, Queen, Jimi Hendrix, The Who, e Pink Floyd.

Grace è il primo e unico album in studio di Buckley, pubblicato il 23 agosto 1994. Oltre a 7 pezzi inediti, l’album includeva 3 cover: “Lilac Wine”, basata sulla versione di Nina Simone, “Corpus Christi Carol” di Benjamin Britten, e “Hallelujah” di Leonard Cohen, che gli portò il successo per via de “l’eccellente interpretazione”, come la definì il TIME e inclusa da Rolling Stone’s nella lista “500 Greatest Songs of All Time”. I pareri dei critici furono entusiasti: il The Sydney Morning Herald definì il disco un “capolavoro romantico” e un “essenziale lavoro definitivo”. Divenne disco d’oro in Francia e in Australia, e successivamente disco d’oro negli Stati Uniti, oltre che ancora disco di platino per sei volte in Australia.

Grace ottenne, anche, apprezzamenti da musicisti celebri, tra cui Jimmy Page, che lo definì ” il mio disco preferito del decennio”.

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