Rust Never Sleeps fa 40: nel 1979 Neil Young pubblicava lo storico live

Un album di pezzi divenuti classici del repertorio di Neil Young: da Pocahontas a Powderfinger, da My My, Hey Hey (Out of the Blue) a Hey Hey, My My (Into the Black) .

Sono passati esattamente 40 anni dalla pubblicazione di Rust Never Sleeps, (era il 2 luglio del 1979) album dal vivo dell’eterno cantautore canadese che pure in questo caso non ha fatto nulla per caso. Anzi. Sebbene dal vivo, infatti, si compone di pezzi inediti e gli interventi del pubblico sono stati modificati (e quasi sempre tagliati) in fase di missaggio in post-produzione.

Due tracce sull’album non furono registrate dal vivo: Sail Away, che era stata incisa in studio senza i Crazy Horse durante o dopo le sessioni per l’album Comes a Time, e Pocahontas, che proveniva da una registrazione in solitaria del 1975.

Neil Young produsse anche un film del concerto con il medesimo titolo, che documenta fedelmente la performance di Young e compagni, più genuina, con errori e sbavature che nell’album invece sono ridotti al minimo grazie alla scelta dei pezzi meglio riusciti.

Il titolo dell’album (in italiano “La ruggine non dorme mai”) fu suggerito da Mark Mothersbaugh dei Devo, ispirandosi ad una pubblicità di vernici antiruggine marca Rust-Oleum.

Le tracce:

-Lato 1
My My, Hey Hey (Out of the Blue) (Blackburn/Young) – 3:45
Thrasher – 5:38
Ride My Llama – 2:29
Pocahontas – 3:22
Sail Away – 3:46
-Lato 2
Powderfinger – 5:30
Welfare Mothers – 3:48
Sedan Delivery – 4:40
Hey Hey, My My (Into the Black) – 5:18

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