Pink Floyd ‘Live In Venice’: 30 anni fa l’amato (e odiato) concerto evento

Come quando l’uomo sbarcò per la prima volta sulla luna. O quando Papa Giovanni Paolo II fu vittima di un attentato. Oppure quando nel 2006 l’Italia vinse il suo quarto Mondiale di calcio: “Mi ricordo che quando successe ero…“. Quando un evento segna in modo indiscutibile un passaggio della nostra vita.

Per tutti quelli che amano i Pink Floyd, ma pure per quelli che magari non li apprezzano fino in fondo, il 15 luglio del 1989 è una data cerchiata di rosso sul calendario. Quel giorno il gruppo, orfano di Roger Waters che nel 1985 aveva ufficializzato il suo addio, avrebbe tenuto uno dei concerti più discussi, visti, amati e forse pure odiati (non per la musica) della storia della musica.

Sul Canale di San Marco, di fronte a piazza San Marco, su un palco galleggiante, catalizzarono l’attenzione mondiale con un concerto incredibile. Un concerto con numeri incredibili. Soprattutto in un’era che non aveva ancora il web a farla da padrone, non c’erano social a divulgare notizie o cellulari a riprendere.

Il concerto faceva parte del tour promozionale di ‘A Momentary Lapse Of Reason’, il primo album dei Pink Floyd dell’era post Waters. Il tour cominciò nel settembre del 1987, si concluse nel 1990. Il concerto a Venezia fu trasmesso in diretta tv da più di venti paesi. Servì un complesso sistema di chiatte multiple, stabilizzato con pesi e cavi, per accogliere la messa in scena, il banco per il mixaggio, l’attrezzatura tecnica e le aree riservate agli addetti ai lavori.

Compresi gli spettatori davanti alla tv, si stima che avessero assistito all’evento circa 100 milioni di persone

Tutto ebbe origine con l’dea/proposta dell’organizzatore Fran Tomasi, veneziano d’adozione: un concerto gratuito in mondovisione dei Pink Floyd.

Le polemiche accompagnarono l’evento, prima, durante e dopo: alla base una totale disorganizzazione, la mancanza di assistenza per le duecentomila persone (forse anche di più) accorse in piazza San Marco e dintorni. E anche rifiuti a tonnellate rimasti lì per giorni.

David Gilmour

“Fu un concerto divertente- il ricordo di David Gilmour– ma anche teso e snervante”, anche per le restrizioni temporali dovute alla diretta tv, alla conseguente trasmissione via satellite. “Dovevamo essere precisi” e per questo, sottolinea il chitarrista, “avevamo la lista delle canzoni e le avevamo ridotte, cosa che non avevamo mai fatto prima”. Addirittura davanti “avevo un grande orologio digitale sul pavimento, e avevo l’ora di inizio di ogni canzone su un pezzo di carta”. La nota dolente: “Ci siamo divertiti molto, ma le autorità cittadine che avevano accettato di fornire i servizi di sicurezza, servizi igienici, cibo, per poi rinnegare tutto. E poi hanno cercato di incolpare noi di tutti i problemi successivi“.

La scaletta:

1. “Shine On You Crazy Diamond (Part I)” (intro only)

2. “Learning to Fly”

3. “Yet Another Movie”

4. “Round and Around”

5. “Sorrow” (shortened outro)

6. “The Dogs of War”

7. “On the Turning Away”

8. “Time”

9. “The Great Gig in the Sky”

10. “Wish You Were Here”

11. “Money” (shorter than had previously been performed on the tour)

12. “Another Brick in the Wall, Part 2”

13. “Comfortably Numb”

14. “Run Like Hell”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *