Il viaggio mentale in ‘Construction Site’, album di IKE – RECENSIONE

Si chiama Construction site l’album di Isaac De Martin, in arte Ike. Un disco composto da nove tracce scritte in giro per il mondo, tra un impegno e l’altro del musicista.

Il disco è stato pubblicato a maggio per IRMA records, ed è un album multietnico, realizzato da 16 musicisti provenienti da 7 paesi diversi e registrato tra Germania, Italia, Finlandia, Serbia e Bulgaria. Tutti migranti in Europa, coordinati da Ike (Isaac De Martin), musicista jazz e compositore.

La prima traccia è Flughafen Love, ed è un featuring con la serba Karla Stereochemistry. Ipnotica e destinata a restare impressa nella mente dopo il primo ascolto.

Segue poi Auburn June, brano interamente strumentale, una sorta di trip psichedelico che porta dritti a Plastikpoon, la traccia successiva, che vede di nuovo la collaborazione di Karla Stereochemistry. La voce di Stereochemistry in questa traccia assume toni decisamente meno futuristici rispetto a Flughafen Love


Si prosegue con Das Birke, altra traccia strumentale, ma nel complesso meno cupa di Auburn June. E’ poi la volta di A ballad to ms Forest, cantata dalla voce calda di Mabbasta Voodo.

La vera chicca del disco è Balchik Garten, esplosiva, intensa, in grado di trascinare in un vortice con il suo beat. Seed ‘n flowers è un po’ la sorpresa dell’album, traccia più ‘allegra’, a tratti quasi rilassante.

Un’altra donna, Alice Vivian, è la voce soul della traccia successiva, Mother Don’t Cry. Una carezza dolcissima che arricchisce l’intero cd.

Chiude il disco l’ultima traccia strumentale The journey into the welcome.
Traccia finale perfetta per un disco che per la sua storia e per il suo sound altro non è che la metafora di un viaggio: con alti e bassi, all’insegna di nuove scoperte.

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