“Golden Youth” il disco di THE SOFTSTONE – RECENSIONE

‘Golden Youth’ è il quarto disco scritto e prodotto da Giovanni Vicinanza in arte The Softone. Dopo una pausa lunga più di 5 anni fa il suo ritorno nel panorama musicale il 25 ottobre, già preannunciato in primavera dalla pubblicazione, sui suoi profili social, della cover con video di ‘By this River’ di Brian Eno.

La nuova uscita viene presentata come un disco intimo che nasce quasi come uno sfogo istintivo che salva dalla follia. Una serie di eventi importanti hanno inciso sulla vita dell’artista, il traguardo dei 40 anni, la nascita di una bimba, la perdita dell’amata madre, tutti episodi che sconvolgono e segnano fortemente l’animo dell’artista. Il tempo della spensieratezza e del sogno sembrano lontani, dei meri ricordi nostalgici che alcune volta fanno anche male. Le responsabilità, le gioie e i dolori lo catapultano in una realtà fatta di concretezze che pesano e a volte diventano insopportabili.

Alone e Weird’ è il brano d’apertura dell’album e ha un titolo che lascia perfettamente intravedere la suddetta situazione di malessere. Non bisogna soffermarsi però solo sulla traduzione (‘solo e strano’) perché potrebbe deviare il pensiero dell’ascoltatore. Ascoltando il brano si comprende infatto che si tratta di un pezzo con grande ritmo e che trasmette energia positiva. “Strength come over me. Drop me just a line and tell me you’ll be there again… tears of angels/falling from the sky/they wash my soul and dry my spine”. Oltre le parole tristi si evince una voglia di superare il brutto che la vita pone davanti ad ognuno e in questo caso specifico a Giovanni Vicinanza.

‘Sweet mom’ brano numero 3 della tracklist è una preghiera intima scritta per una grave perdita, e si tratta forse del brano più forte e cupo dell’intero album. Ma la luce ritorna subito con ‘Little star’ scritto da The Softone per celebrare la nascita della figlia. “you’ll be safe in arms, you’re my cause, your my life”. Una dichiarazione d’amore che sembrano cancellare le precedenti nuvole nere.

Ma il brano più intenso del disco è sicuramente ‘Golden Youth’ che dà anche il nome all’intero album. Chi vorrebbe non invecchiare mai? Oppure maturare saggiamente e rifugiarsi nei ricordi più belli della gioventù che passa e non torna più?

“Golden youth is being lost at sea. Golden youth still sings for me”

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