Led Zeppelin IV, lo storico album di Stairway To Heaven usciva 48 anni fa

48 candeline per uno dei più importanti album della storia del rock, uno degli album di maggior successo dei Led Zeppelin

E’ l’8 novembre 1971 quando la band pubblica Led Zeppelin IV, privo di un titolo ufficiale e generalmente indicato con la dicitura indicata in accordo con la numerazione dei precedenti dischi, anche se non sono mancati appellativi diversi: sul catalogo della Atlantic Records il disco è stato anche denominato Zoso.svg, Four Symbols e The Fourth Album, ed è stato variamente indicato come Untitled, Runes, Sticks, ZoSo (sigla dedotta, per pareidolia, dalla forma della runa scelta come emblema da Jimmy Page), The Hermit o, più semplicemente, IV.

Uno degli album di maggior successo della storia, con oltre 23 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, ha totalizzato 260 settimane in classifica. È stato stimato che nel mondo l’album abbia venduto circa 35,7 milioni di copie.

Otto tracce, il brano decisamente di punta dell’album è Stairway to Heaven, abbozzato musicalmente da Page ma poi ultimato da tutti e quattro con contributi significativi. Il testo di Plant si ispira alla letteratura fantastica celtica, in modo particolare al libro di Lewis Spence, Magic Arts in Celtic Britain. Inserita in ogni scaletta nei loro concerti successivi, era sempre l’occasione per Page di prodursi nei suoi migliori assoli, dilatando il brano di svariati minuti rispetto alla versione da studio.

Black Dog e Rock and Roll, con la loro durezza, aprono l’album.

Il primo brano presenta un arrangiamento complesso, con le sue quattro sovraincisioni di chitarra nell’assolo; per la parte vocale Plant si ispirò a una canzone dei Fleetwood Mac, Oh well.

La seconda è un vero e proprio compendio della storia del rock firmato da tutti i componenti della band: nata da una jam session con Ian Stewart dei The Rolling Stones, il brano cita Good Golly Miss Molly di Mitch Ryder, Keep a Knocking di Little Richard e riprende qualcosa da Muddy Waters.

E poi l’unicità di The Battle of Evermore, con il mandolino, l’arrangiamento filtrato e pieno di echi, e la voce di Sandy Denny.

Misty Mountain Hop è invece un brano rock in cui emerge il talento vocale di Plant e la perizia percussionistica di Bonham che si ripete in Four Sticks, titolo che trae origine dalle quattro bacchette (due per mano) usate dal batterista durante le prove.

Di tutt’altro tenore il brano di chiusura dell’album, When the Levee Breaks. Citando correttamente la fonte e mettendosi al riparo da accuse di plagio, gli Zeppelin recuperano un blues di Memphis Minnie registrato da lei e il marito Joe McCoy nel 1929.

Plant desiderava ricostruire un certo stile Elvis da giovane per la parte vocale, mentre il suono della batteria è stato ottenuto con un trucco ben congegnato: lo strumento di Bonham fu spostato vicino a una scala dove furono posizionati, tra primo e secondo piano, diversi microfoni; aggiungendo un effetto di riverbero, il suono ottenuto risultò estremamente particolare.

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