47 anni fa usciva Nursery Cryme, ‘battesimo’ per Phil Collins nei Genesis

Il terzo. Ma anche il primo. No, non è una contraddizione o un errore. Semplicemente Nursery Cryme, pubblicato il 12 novembre del 1971, è il terzo album dei Genesis ma anche il primo del gruppo inciso dalla formazione storica, con Peter Gabriel alla voce, Mike Rutherford al basso, Tony Banks alle tastiere, Steve Hackett alla chitarra e Phil Collins alla batteria.

Phil Collins from the band Genesis plays the drums during the second annual VH1 Rock Honors concert at the Mandalay Bay Events Center in Las Vegas, Nevada May 12, 2007. The concert will be broadcast on VH1 on May 24. REUTERS/Steve Marcus (UNITED STATES)

Il titolo fa riferimento alle nursery rhymes, ovvero le filastrocche per bambini diffuse nella cultura anglosassone, e gioca con l’assonanza di rhyme (rima) con crime (crimine), da cui la particolare grafia di cryme. Il riferimento è soprattutto al brano di apertura The Musical Box, che narra di un bimbo “decapitato con grazia” da una coetanea mentre i due giocano a croquet.

La poetica dei contrasti già introdotta in Trespass (con la copertina in stile primo Novecento sfregiata da un coltello, e musicalmente con l’accostamento di temi acustici e pastorali ad altri più marcatamente rock) prosegue in quest’album a partire proprio da The Musical Box, il cui testo accosta il candore del mondo infantile al macabro e al sesso, incarnati nella figura del piccolo protagonista, tornato dall’aldilà sotto forma di un vecchio lascivo, che cercherà invano di soddisfare le pulsioni carnali di una vita intera proprio sulla piccola compagna che l’aveva ucciso.

Benché incisa dalla nuova formazione, The Musical Box era stata composta per una buona parte dal precedente chitarrista, Anthony Phillips; nel suo album Archive Collection Volume One è possibile ascoltarne una versione embrionale, intitolata F Sharp.

Il brano, per il suo climax e per l’interpretazione di Gabriel sul palco, rimarrà un caposaldo dei concerti dei Genesis sino all’abbandono del cantante nel 1975.

For Absent Friends è un breve brano acustico il cui testo raffigura due vedove che rimpiangono i giorni con i loro mariti; è al contempo il primo brano cantato da Phil Collins e la prima composizione di Steve Hackett nella storia dei Genesis.

The Return of the Giant Hogweed è un altro lungo brano che lascia largo spazio alla tecnica dei musicisti. È ritenuto assieme a The Musical Box il primo esempio dell’uso, nel rock, della tecnica esecutiva detta tapping, già utilizzata in ambito folk e jazz, inaugurata qui da Steve Hackett (che, a suo dire, la riscoprì da solo) e sviluppata ampiamente da vari chitarristi rock in anni seguenti.

Il testo è la storia surreale di una pianta erbacea originaria della Russia che, introdotta in Inghilterra da esploratori vittoriani per l’esposizione ai Giardini Reali Botanici di Kew, si vendica dell’esilio propagandosi a dismisura in tutto il Paese, fino ad ordire “un assalto, minacciando la razza umana”.

Il lato B si apre con Seven Stones, brano melodicamente complesso con arrangiamenti e produzione molto vicini ai contemporanei King Crimson più sinfonici di In the Wake of Poseidon (in particolare per l’uso del Mellotron) e dal testo in stile narrativo sull’influsso del caso nelle vicende umane.

Harold the Barrel è una sorta di mini-operetta comica in tre minuti, con temi musicali ripartiti tra i vari personaggi, racconta di ‘un noto ristoratore di Bognor’ braccato da polizia, stampa e ‘opinione pubblica britannica’ poiché ‘si è tagliato le dita dei piedi e le ha servite per il tè’.

L’album prosegue con Harlequin, altro interludio acustico dal testo impressionistico, e si chiude con la lunga The Fountain of Salmacis, nuova narrazione epica in chiave rock del mito  Ovidiano  di  Ermafrodito  e  Salmace.

Lato A

  1. The Musical Box – 10:27
  2. For Absent Friends – 1:48
  3. The Return of the Giant Hogweed – 8:12

Lato B

  1. Seven Stones – 5:09
  2. Harold the Barrel – 3:01
  3. Harlequin – 2:55
  4. The Fountain of Salmacis – 7:56

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