Infinito Neil Young: 74 anni e una voglia matta di fare musica

Come un vestito per ogni stagione, una soluzione per ogni problema. Neil Young è questo: quando si parla di musica, di produrre musica, di sapersi confrontare con nuovi generi, non può non venire in mente lui.

Il nonno del grunge, uno dei più grandi esponenti della musica folk, capace di spaziare dal country all’hard rock. Che oggi, 12 novembre, festeggia 74 anni essendo nato a Toronto nel 1945.

Neil Young

51 anni di album pubblicati, il primo, omonimo, nel lontano 1968, che contiene capolavori come The Last Trip to Tulsa e l’autobiografica The Loner.

E poi una sfilza di album che dire azzeccati è dire poco: da Everybody Knows This is Nowhere del 1969 ad Harvest del 1972, passando per After The Gold Rush, proseguendo con On The Beach, Tonight’s the Night, Zuma, Long May Run e via discorrendo.

Superato un periodo di leggero appannamento all’inizio degli Anni 80, quello caratterizzato da album che hanno raccontato un periodo sofferto del cantautore canadese come Re-ac-tor, Trans, Neil apre gli Anni 90 in tutt’altra veste. Pubblica l’album Ragged Glory, nel tour promozionale chiama ad aprire i suoi concerti i Sonic Youth, fatto che gli assicura una buona popolarità anche nei circuiti del rock alternativo. E’ sempre in questo periodo che esce l’energico live Arc/Weld (1991), considerato da diversi critici uno dei migliori album dal vivo della storia del rock.

Negli anni appena successivi, consolida il suo rapporto con il grunge e con le nuove generazioni, iniziando una azzeccata e proficua collaborazione con i Pearl Jam, che tocca il suo apice con l’album Mirror Ball (1995), passando per travolgenti esibizioni live.

C’è poi l’aneddoto legato a Kurt Cobain, che nella lettera scritta prima di suicidarsi il 5 aprile 1994 con un colpo di fucile, cita un verso di My My, Hey Hey di Neil Young: “It’s better to burn out than to fade away”, («è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente»). La morte di Cobain sconvolge Young, e un anno dopo, il cantautore canadese renderà omaggio alla memoria del leader dei Nirvana dedicandogli Sleeps with Angels.

Capace di arrivare a pubblicare anche due album all’anno, come nel 2017 con Hitchhiker e The Visitor, anche nel 2019 raddoppia con Tuscaloosa e Colorado con gli amati Crazy Horse.

In questi giorni stanno facendo discutere le sue parole e, soprattutto le sue intenzioni: canadese, vorrebbe prendere anche la cittadinanza Usa per votare alle presidenziali (contro Trump). Ma…”Quando recentemente ho fatto domanda per avere la cittadinanza americana, ho superato il test. È stato un colloquio in cui mi sono state poste molte domande. Io ho risposto sinceramente e sono passato”.

Però “mi è stato comunicato che devo fare un altro test, per il mio uso di marijuana poiché alcune persone che la fumano abbiano mostrato problemi. Il problema è definito in una aggiunta del 19 aprile 2019 della Procura Generale. L’USCIS (il dipartimento della sicurezza nazionale degli Stati Uniti che gestisce il sistema di naturalizzazione e immigrazione) ha emesso un avviso che recita: ‘Un richiedente che è coinvolto in determinate attività legate alla marijuana potrebbe non avere GMC (Good Moral Character) se viene riscontrato che ha violato la legge federale anche se tale attività non è illegale ai sensi delle leggi statali o per le leggi estere’”. Neil Young ha detto di augurarsi “di aver mostrato un buon carattere morale e di poter votare con coscienza su Donald J. Trump e i suoi colleghi candidati americani (finora sconosciuti)”.

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