53 anni fa nasceva Jeff Buckley, indimenticato. Con malinconia

Ventidue anni senza la sua voce malinconica, senza le sue canzoni sussurrate. E pensare che oggi di anni ne avrebbe cinquantatré, solo cinquantatré: di quanti altri ‘Grace’ avremmo potuto oggi ancora godere?

Con la sua voce incredibile è stato capace di avventurarsi in una sfida come quella di riproporre a modo suo la splendida Hallelujah di Leonard Cohen, o addirittura di incidere l’album preferito del decennio di Jimmy Page. E anche “uno dei più grandi compositori del decennio” secondo il parere del premio Nobel Bob Dylan. Che poi è stato il suo unico album, Grace, pubblicato nel 1994.

Un solo album, il pass per l’eternità.

Jeffrey Scott Buckley era nato ad Anaheim, negli Stati Uniti, il 17 novembre 1966.

Figlio dell’innovativo cantautore Tim Buckley, si avvicinò alla musica prestissimo. Veloce, precoce, rapido: nulla nella vita di Jeff, nella sua brevissima quanto intensa vita, ha avuto passi letti, tutto si è mosso così, in fretta.

Un bene, pensando alla musica che è riuscito a regalarci, un male se ci rendiamo conto di quanto abbiamo perso.

Il giorno terribile è il 29 maggio 1997, quando sulle note di Whole Lotta Love, che canticchiava mentre si immergeva nelle acque del Wolf River, un affluente del Mississippi, la sua vita finì, risucchiato da un implacabile gorgo. Il suo corpo fu ritrovato solo il 4 giugno, una fine triste per un artista leggendario.

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