‘NAPLES CALLING’ IL NUOVO ALBUM DEGLI A67 – RECENSIONE

‘Naples calling’ è il nuovo album degli A67 uscito ufficialmente il 24 gennaio. Un titolo emblematico che racchiude in sé un palese richiamo allo storico disco dei Clash ‘London calling’ che nel 2020 compie ben quarant’anni. Ma non c’è solo questo dietro le due parole scritte in bianco sulla copertina rossa dell’album, e posizionate sotto una mano che raffigura uno dei più tipici simboli napoletani, le corona.

‘Napoli chiama’ e lo fa attraverso la voce e la musica di Daniele Sanzone, Enzo Cangiano e Gianluca Ciccarelli. Tre uomini originari di Scampia, storico quartiere di Napoli situato nell’area nord della città. Quartiere popolare nato con la legge 167 che ha originato l’edilizia popolare d’Italia. Il nome della band ricalca proprio questo emendamento, nulla è lasciato al caso. Scampia è uno dei quartiere più popolosi della città, luogo in cui il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Italia e in cui il degrado e la criminalità fanno da padroni. La musica degli A67 nasce come un urlo di rabbia contro tutti, poi l’urlo è diventato parole, e infine le parole canzoni.

Quello appena uscito è il quarto lavoro del gruppo che ha esordito nel 2005 con ‘A camorra song’ io’, nel 2008 arriva ‘Suburb’ e nel 2011 ‘Naples Power’. La martoriata terra campana è sempre al centro del lavoro musicale del gruppo, e lo riconfermano anche con la nuova uscita. Un disco composto da 12 brani, di cui 8 in italiano e i restanti in dialetto napoletano. Tra questi ‘Tuyo’ ultimo brano della tracklist uscito già a novembre 2018 e che conta oggi su Youtube ben 22.885 visualizzazioni.

Si tratta della cover in napoletano della celebra sigla di ‘Narcos’ serie Netflix su Pablo Escobar. È come se la band avesse voluto tratteggiare una linea di congiunzione tra il Messico e la Campania. ‘Naples calling’ è, infatti, un disco che parte da Scampia ma sogna di espandersi, sogna una nuova primavera. Il gruppo immagina una Napoli che chiama se stessa attraverso la propria maschera tipica, Pulcinella, che pur di svegliare il popolo dalla rassegnazione, arriva a un atto estremo: incendiarsi in mezzo a Piazza Mercato. Un pulcinella rivoluzionario che s’immola come Ian Palach nella primavera di Praga o Sahar Khodayari, ragazza iraniana 29enne, che si è data fuoco per protestare contro la magistratura della Repubblica islamica.

“Ma l’aggio ditto: è meglio ‘a morte ca chiudere l’uocchie e alla fine accussì è stato me so appicciato ‘n miezo ‘o mercato, ‘a primmavera bussa ‘a porta l’aria è doce, ma pare notte”.

Anche se il filo conduttore è quasi sempre lo stesso, quello del risvegliarsi, dello ‘scetarsi’ e combattere, sono varie le tematiche che il gruppo napoletano tocca. L’amore perduto, ritrovato o mai nato, i colpevoli che restano impuniti, l’operazione Bluemoon, la mancanza di lavoro per i giovani, la politica, i social network, insomma una drammatica fotografia di questi giorni.

Partecipa all’album anche una presenza eminente nel panorama della musica Michele Salvemini in arte Caparezza collaborando al brano ‘Il male minore’. Un racconto triste, di “un’Italia che ama le favole e che salva il salvabile perché non ha alternativa”.

Ma la filosofa Hannah Arendt ricorda a tutti che “chi sceglie il male minore dimentica rapidamente di aver scelto a favore di un male”. Ed è proprio questo il messaggio che voglio mandare gli A62.

“Il male minore non fa poi così male, se lo controlli bene non scende e non sale. Il male minore sempre male rimane, ma se ci pensi bene in fondo ci conviene”.

Serena Danese

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