No, non ‘solo’ un autore: Buon Compleanno Peter Gabriel

“Magari, ma io sono solo un autore”. Qualcuno, una volta, lo ha paragonato a Frank Sinatra. Un accostamento forte, che forse avrebbe fatto gonfiare il petto di chiunque.

Non di Peter Gabriel, però. Che pure di motivi per camminare a testa altissima ne avrebbe eccome.

Non semplicemente un cantante, è anche autore, compositore, ricercatore e tanto altro ancora, Peter Brian Gabriel.

Nato a Chobham, a due passi da Londra, il 13 febbraio 1950 raggiunge il successo con i Genesis, come cantante, flautista e percussionista, per poi bissare clamorosamente, se non qualcosa in più, un successo indiscusso con la carriera da solista.

I suoi primi quattro album da solista vengono comunemente differenziati usando un numero secondo l’ordine di pubblicazione o a seconda dell’immagine di copertina.

Abbiamo dunque I, II, III e IV o anche rispettivamente Car, Scratch, Melt e Security.

Anche dopo aver acconsentito a dare un titolo ai suoi lavori, Peter Gabriel ha sempre usato parole di una sillaba: So, Us e Up (che letti in sequenza, secondo l’ordine di pubblicazione, significano “Quindi, alzati”).

Anche la sua ultima raccolta di successi ha un titolo molto breve, Hit.

Gabriel, per allontanarsi dallo stile dei Genesis, ha scelto di non eseguire alcun brano che aveva inciso quando era nel gruppo né dal vivo né riarrangiato, con l’eccezione dei primi due tour in cui eseguiva saltuariamente come bis i brani “The lamb lies down on Broadway” e “Back in NYC”.

A partire dalla seconda metà degli anni ottanta è stato impegnato nella promozione della world music attraverso la sua etichetta Real World, nella ricerca di moderne tecniche di incisione e nello studio di nuovi metodi di distribuzione della musica online.


Oggi “c’è grande musica e pochi testi”, disse in un’intervista di quasi sei anni fa, a dimostrazione di un’attenzione mantenuta altissima sul mondo della musica che lo circonda e a cui contribuisce con una produzione infinita e variegata.

“Gli artisti si concentrano più sui suoni che sulle parole”.

Per Gabriel “è una cosa legata ai tempi: negli Anni 60 e 70 in particolare la musica era il cuore della cultura rivoluzionaria dell’epoca, adesso tende ad essere solo parte dell’intrattenimento”.

Anche se “qualcuno ancora scrive cose importanti e con il cuore, ma in molti casi non è così. Va bene lo stesso, non ho problemi con il pop e la dance, basta che ci sia spazio anche per altre cose”.

Perché è nel suo essere Peter Gabriel: la musica è una ma con mille e mille sfaccettature.

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