Nuovo progetto, aspettando i 40 anni dei Litfiba, Ghigo si racconta

Un progetto completamente nuovo, strumentale, parallelo ai Litfiba. Ghigo Renzulli sta per tornare, aspettando i Litfiba, con un progetto solista.

In una intervista a l’agenzia di stampa Dire (https://www.dire.it/22-02-2020/425225-ghigo-renzulli-litfiba/), infatti, il chitarrista ha raccontato del progetto Novox, un lavoro completamente strumentale, “un progetto mio personale, parallelo ai Litfiba– ha raccontato in esclusiva all’agenzia Dire, che ha incontrato Ghigo nello studio di registrazione a Prato- in cui ho composto musica strumentale, un progetto molto artistico, dove mi sono divertito a spaziare in tutte le mie ispirazioni musicali che ho immagazzinato in questi anni. C’è tutto me stesso qui dentro. È un’idea nata diversi anni fa, ci lavoro da tre anni, l’ho fatto prima in maniera più larga, poi più stretta. Ora siamo chiusi nello studio di registrazione”. 

Ma il 2020 è anche l’anno del quarantennale dei Litfiba: soprattutto, sarà ‘celebrato’ l’anniversario del primo concerto della band, il 6 dicembre del 1980 alla Rokkoteca Brighton, vicino Firenze. Da allora i Litfiba hanno inciso oltre 20 album, tra inediti e live, soprattutto con Piero Pelù alla voce, sostituito in un due momenti diversi da Cabo, vero nome di Gianluigi Cavallo, e da Filippo Margheri. Nel 2009 la reunion, con il ritorno soprattutto di Piero Pelù alla voce e due album pubblicati, Grande nazione ed Eutopia. Ma rimanere con le mani in mano non è cosa per Ghigo. Niente di meglio che continuare a suonare, aspettando i Litfiba.

Come detto, Novox uscirà parallelamente a quei Litfiba che ha ‘creato’ tanto tempo fa e che “sono nati per caso. Per due anni ho abitato a Londra e al ritorno ho costruito una sala prove in via dei Bardi, a Firenze. C’era un grosso giro di musica”. Un giorno, l’equivoco ‘decisivo’: “Mi chiama Gianni Maroccolo (bassista poi dei Litfiba e dei Csi, ndr) e mi chiede se avevo messo un annuncio per la band. Ma non ero stato io, era stato Federico Fiumani (cantante dei Diaframma, ndr)”. A quel punto “ho detto a Gianni ‘perché non ci facciamo una nostra band?’ Così sono nati i Litfiba, da una telefonata di Gianni Maroccolo. A cui si sono aggiunti gli altri, Antonio Aiazzi alle tastiere e poi Piero Pelù. All’inizio cantavo io, non sono intonatissimo, non facevo tanto schifo, però ho una voce particolare”. Ma non potendo suonare e cantare contemporaneamente “ho scelto di passare direttamente alla chitarra”.

Una band, un nome, una leggenda. Per anni si è fantasticato sull’origine di ‘Litfiba’. “Inizialmente il nome non c’era. Serviva per l’iscrizione al festival rock di Bologna. ‘L’ è la sigla fissa di chiamata del sistema Iricon, ‘It’ per Italia, ‘Fi’ per Firenze e ‘Ba’ per via dei Bardi”. Dalle origini ad oggi “la musica è cambiata tantissimo, se ripenso a primi Anni 80 c’era più fermento, c’erano più idee. Oggi sono appiattite”. Infatti “si comprano meno dischi e quindi ci sono meno investimenti sulle nuove band”.

È cambiata la musica, sono cambiati anche i Litfiba: “Sono cambiate le formazioni, anche per adattarsi un po’ al sound del periodo. Non si fanno 40 anni di carriera se non ci si adatta al momento storico. I Litfiba hanno sempre cercato di essere in sintonia con i tempi che si vivevano”. Il 6 dicembre i 40 anni dal primo concerto: “E ci saranno novità per i fan. Ora non posso sbilanciarmi…”.

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