47 anni di The Dark Side Of The Moon, cambiò la vita ai Pink Floyd

Un album, un mondo. Fatto di sfaccettature, sfumature, idee, ritratti. Mescolando generi diversi, perfettamente integrati nel concept album per eccellenza. Come disse Roger Waters, The Dark Side of the Moon era un’istanza di empatia politica, filosofica e umanitaria che chiedeva disperatamente di venir fuori”.

47 anni, giorno più giorno meno, era sicuramente marzo, i Pink Floyd pubblicavano il loro ottavo album in studio.

Dieci tracce, The Dark Side Of The Moon affronta temi diversi come il conflitto interiore, il rapporto con il denaro, il trascorrere del tempo, la morte, il rapporto conflittuale con l’altro da sé e l’alienazione mentale, ovvio il riferimento a Syd Barrett e al crollo psichico che lo ha portato ad allontanarsi dalla band che aveva fondato.

Il 1 marzo è il giorno universalmente riconosciuto per celebrare l’album: ufficialmente, però, il sito dei Pink Floyd fa riferimento al 10 per l’uscita negli Stati Uniti, il 23 in Gran Bretagna.

Roger Waters aveva la percezione che quell’album fosse decisivo per la band ma nessuno, nemmeno lui, avrebbe potuto immaginare quello che è successo dopo, ovvero 700 settimane consecutive in classifica negli Stati Uniti”. Ancora oggi, quando ne parla, Alan Parsons si meraviglia del successo clamoroso di TDSOTM. Allora era un 25enne tecnico del suono, che giovanissimo aveva contribuito, appena 19enne, all’album dei Beatles Abbey Road.

Con The Dark Side Of The Moon conquistò, pure lui, un grande successo: “Il lato oscuro della luna- in una intervista di pochi anni fa rilasciata a Panorama- ha cambiato le vite dei Pink Floyd, ma anche la mia. Dal giorno successivo all’uscita dell’album il mio telefono non ha mai smesso di suonare”. Mille i motivi del successo dell’album, tantissimi quelli che attirato la curiosità di fan ed appassionati. Come gli orologi di Time: “Presi in affitto un negozio di sveglie vicino gli Abbey Road studios- ancora le parole di Parsons- Registrai per ore una sveglia alla volta e solo alla fine in sala di incisione le sovrapposi fino ad ottenere il suono che tutti conoscete”.

Altra particolarità è la traccia numero 5, quella che chiude il Lato A, The Great Gig In The Sky. Un pezzo essenzialmente strumentale nato dalla musica di Richard Wright, caratterizzato da uno strepitoso (e improvvisato) lungo, appassionato, acuto di Clare Torry: “Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road– il suo ricordo- A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The Great Gig in the Sky e l’album – FORSE! – The Dark Side of the Moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. ‘Non cantare nulla’, mi dissero. ‘Improvvisa’. Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline. A parte Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: ‘Questa registrazione non vedrà mai la luce!'”. E invece….

Tracce:

Lato A

  1. Speak to Me – 1:30 (musica: Nick Mason)
  2. Breathe – 2:43 (Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright)
  3. On the Run – 3:30 (musica: David Gilmour, Roger Waters)
  4. Time + Breathe (Reprise) – 6:53 (Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright, David Gilmour)
  5. The Great Gig in the Sky – 4:15 (musica: Richard Wright)

Lato B

  1. Money – 6:30 (Roger Waters)
  2. Us and Them – 7:49 (Roger Waters, Richard Wright)
  3. Any Colour You Like – 3:24 (musica: David Gilmour, Nick Mason, Richard Wright)
  4. Brain Damage – 3:50 (Roger Waters)
  5. Eclipse – 1:45 (Roger Waters)

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