Leggendario, sopravvissuto, Slowhand: Buon Compleanno Eric Clapton

Eric Clapton è come la musica: non si ferma mai. Non lo ferma la droga, l’alcol, i problemi di salute. Lo ha solo rallentato il coronavirus, come altri è stato costretto a rinviare il tour che quest’anno lo avrebbe portato anche in Italia. Ma si tratta solo di un arrivederci.

Neanche i problemi di salute, i dolori alla schiena e una malattia degenerativa lo hanno fermato. “Ho vissuto un anno molto difficile, ho sofferto tantissimo- ha detto in una intervista a Classic Rock– E’ iniziato tutto con un dolore alla schiena e poi si è trasformata in quella che chiamano neuropatia periferica, che ti fa sentire delle scariche elettriche che arrivano fino alla gamba. Ho dovuto imparare a fare i conti con una situazione diversa. E’ difficile suonare la chitarra in queste condizioni e devo accettare il fatto che le mie condizioni non miglioreranno”.

Nonostante tutto, la passione e la voglia di Slowhand per la chitarra restano intatte: “Mi sento una persona fortunata, era difficile pensare che potessi essere ancora vivo visti i miei problemi con alcol e droga. Ma per qualche ragione il mio momento non è arrivato ancora, ed invece mi è stata data un’altra chance”.

La storia di Eric Clapton sembra fatta apposta per il periodo che stiamo vivendo. Quando la fiducia e la voglia superano i dolori e gli ostacoli che paiono insormontabili. Clapton e’ oggi un leggendario chitarrista che festeggia i 75 anni, capace di superare mille difficolta’, di risalire sempre la chinadopo scivoloni che avrebbero messo fuorigioco chiunque. Nato a Ripley il 30 marzo 1945, come ha detto una volta di lui qualcuno, “deve per forza avere una personalita’ molto forteviste tutte le cose a cui e’ sopravvissuto”. Perche’ dicontroversie, episodi negativi, tragedie ne ha vissute eccome. Ladipendenza da alcol ed eroina in gioventu’, il rapporto, l’amoretormentato con Pattie, la moglie del suo migliore amico GeorgeHarrison, la carriera che stentava a rimanere in alto comemeritava. E poi la fine drammatica del piccolo Conor, il figlio avuto da Lory Del Santo e al quale ha dedicato la meravigliosa Tears in Heaven. Recentemente si e’ parlato molto dei suoi problemi disalute, di una sordita’ in arrivo che metterebbe ko chiunque, soprattutto un musicista come lui. “Ma io non mollo la mia chitarra”, ha sempre voluto ribadire. E infatti, dopo sei anni,e’ tornato con il suo storico Crossroads Guitar Festival. Nell’arco della sua lunga carriera, ha collaborato con altriartisti acclamati e ha militato in numerosi gruppi prima diaffermarsi come solista, sperimentando nel corso degli annisvariati stili musicali, dal blues di matrice tradizionale al rock psichedelico, dal reggae al pop rock.

Eric ‘Slowhand’ Clapton ha lasciato il segno ovunque e con chiunque. Per esempio con The Yardbirds, il supergruppo in cui hanno suonato anche altri pezzi da novanta della chitarra, Jeff Beck e Jimmy Page. Oppure con John Mayall e i suoi the Bluesbreakers. E poi ancora i Cream, fondati dopo l’addio a Mayall, o Blind Faith, fondati con GingerBaker e l’amico Steve Winwood, Delaney & Bonnie, e Derek and theDominos. Incredibile la lista di successi incisi con chiunque o da solista, da Layla a Cocaine, quest’ultima scritta da J.J.Cale nel1977, da Bell Bottom Blues a After Midnight, Sunshine of YourLove, rivisitata anche da Hendrix, Badge, e ad un’altrarivisitazione, quella I Shot The Sheriff di Bob Marley che servi’anche ad aprire al reggae le porte del mondo. Fino all’emozionante Tears in Heaven, dedicata al figlio Conor, tragicamente scomparso. Oggi, nonostante gli acciacchi, i seri problemi di salute, non ha intenzione di fermarsi. Nonostante il rinvio del tour per colpa del coronavirus, e’ pronto a tornaresul palco. Come sempre.

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