Cento anni fa nasceva ‘Ravi’ Shankar: insegnò il sitar a George Harrison

Un secolo da Leggenda. Del sitar e della world music.

Fosse ancora vivo, oggi Ravi Shankar soffierebbe infatti su cento candeline. Musicista e compositore indiano, nato a Varanasi il 7 aprile 1920, è considerato uno dei più grandi esponenti della world music, virtuoso del sitar, lo strumento a corde indiano. Robendra, questo il suo nome all’anagrafe, nel 1956, all’età di 36 anni, si esibì per la prima volta in America ed esordì con il nomignolo di Ravi Shankar.

Tuttavia, all’inizio del concerto tenuto nel 2000 alla Carnegie Hall di New York e distribuito con il titolo Full Circle, afferma di aver suonato su questo stesso palcoscenico già nel 1938, come ballerino e musicista.

Il particolare suono del sitar attira rapidamente musicisti rock degli Anni 60, in cerca di originalità, misteriosi e psichedelici effetti esotici. Nel 1966, George Harrison ne rimane affascinato. Il chitarrista dei Beatles, divenne suo allievo e suonò il sitar su Norwegian Wood, e non solo.

Anche Brian Jones dei Rolling Stones ha scelto anche il sitar su Paint It Black. Collin Walcott, (che fonderà il gruppo Oregon), è il primo musicista occidentale a integrare il sitar e i tablas nella maggior parte delle sue composizioni, dopo essere stato roadie in un tour di Ravi Shankar.

Shankar prese parte ai festival di Monterey (1967), Woodstock (1969) e al Concerto per il Bangladesh del 1971. Vincitore di due Grammy.
Shankar ebbe due figlie divenute famose: con la cantante Sue Jones ebbe, appunto, Norah Jones, nata nel 1979 e mai riconosciuta, sebbene il test del DNA lo confermi; da un’altra relazione nacque Anoushka Shankar, di due anni più giovane di Norah Jones, cantante e musicista anche lei, che inoltre si occupa attivamente del Ravi Shankar Centre, in India.
Ebbe anche altri figli da precedenti relazioni, nati a partire dal 1942.
Shankar, che ha inciso in carriera 34 album in studio, è morto l’11 dicembre 2012 a San Diego.

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