‘Liberi Liberi’, 31 anni fa l’album “più amaro” di Vasco Rossi

Nove dischi di platino, oltre 900mila copie vendute. Un po’ l’album della prova del nove per Vasco Rossi. E’ ‘Liberi Liberi’, pubblicato ad aprile del 1989.

Come per ogni suo album, caratterizzato da novità, ricerche e sperimentazioni, questo si caratterizza da uno stile insolito che ne caratterizza sia la sonorità che i testi, e per uno spirito nuovo che lo pervade rendendolo forse un lavoro più malinconico che arrabbiato, più riflessivo che trasgressivo.

Se proprio il disco precedente (“C’è chi dice no”, 1987) era stato il suo album più serio, “Liberi… Liberi” fu certamente quello più amaro.

“Liberi… Liberi” fu certamente un disco sofferto, per Vasco che, ormai consapevole di non essere più il ragazzo ironico e irriverente di “Vita Spericolata” e di “Vado al Massimo”, aveva già smesso di sentirsi giovane, libero e un po’ pazzo per scoprirsi già disilluso, malinconico e parecchio insoddisfatto, pur avendo ancora soltanto 37 anni.

Liberi…liberi, siamo noi / però liberi… da che cosa? / Chissà cos’è! / Finché eravamo giovani / era tutta un’altra cosa / …Chissà perché! / Forse eravamo stupidi / però adesso siamo …cosa? / Che cosa che…?

Come se si fosse svegliato da un sogno, come se si fosse tolto una benda dagli occhi, le sue visioni divertite e ludiche sulla sua vita personale avevano lasciato il posto a visioni più serie e lucide sulla realtà in generale. Una realtà che decise subito di affrontare e di vivere fino in fondo, inoltrandosi con coraggio tra i dubbi e le paure, e senza mai cercare scorciatoie illusorie; senza mai usare trucchi, bugie o scuse, perché aveva ben compreso che è meno duro guardare direttamente in faccia la realtà piuttosto che precipitare all’improvviso dalle splendide e comode nuvole di qualche illusione.

Guardala in faccia, la realtà / è più sicura! / Guardala in faccia, la realtà / è meno dura! / Se c’è qualcosa che non ti va / …dillo alla luna / può darsi che porti fortuna!

Inoltre, si ritrovò a realizzare questo disco con il fido manager Maurizio Lolli, ma senza il prezioso apporto della Steve Rogers Band e senza il suo amico e stimato produttore Guido Elmi, che in quel periodo avevano deciso di provare a intraprendere delle carriere autonome e indipendenti rispetto alla sua. Quasi chiunque altro, al suo posto, si sarebbe certo sentito perso e forse, quindi, si sarebbe depresso e arreso. E però Vasco era già, da sempre, abituato a vivere in modo scomodo e a sentirsi perso! La sua indole più intima e la sua intera vita sono sempre state caratterizzate proprio da questo movimento vitale e impetuoso: perdersi di continuo per poi ritrovarsi, ogni volta, sempre un po’ più diverso e un po’ più nuovo, e cioè sempre ancora un più Vasco.

Così trovò e ingaggiò i migliori elementi sul mercato per costituire una nuova band (tra questi ricordiamo il grande chitarrista Andrea Braido), registrò e arrangiò le sue canzoni, ed infine divenne perfino produttore di se stesso. Oltre a superare brillantemente queste prove, riuscì pure a realizzare un disco bellissimo, più disilluso e intimista di tutti gli album prodotti fino a quel momento.

Il disco è composto da otto tracce:

  1. Domenica Lunatica – 3.50
  2. Ormai è Tardi – 3.23
  3. …Muoviti! – 5.07
  4. Vivere Senza Te – 4.42
  5. Tango (della gelosia) – 3.10
  6. Liberi… Liberi – 6.09
  7. Dillo alla Luna – 4.51
  8. Stasera – 4.54

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