Anima ‘dark’ dei Cure, 61 anni fa nasceva Robert Smith

E’ l’anima e il cuore pulsante dei Cure. Di cui è fondatore, unico membro sempre presente, autore della maggior parte dei testi.

E’ nato 61 anni fa Robert James Smith , Blackpool, 21 aprile 1959, leader dei Cure stile riconoscibilissimo: capelli cotonati, matita agli occhi, rossetto, camicia nera larga, pantaloni neri e scarpe da ginnastica bianche, ed è diventato un’icona.

Con i Cure, Smith si conferma abile polistrumentista, suonando nel corso degli anni chitarra, la chitarra baritona, basso, tastiere, violino (in The Caterpillar nell’album The Top del 1984) e perfino la batteria nella parte conclusiva del Pornography Tour.

Nel 2005 ha vinto l'”Outstanding International Achievement Award” agli Ivor Novello Awards per l’anno 2004.

I primi passi dei Cure: Nell’aprile del 1977 la Hansa Records, la più grande etichetta indipendente tedesca, indice un concorso per cercare nuovi talenti. I Cure partecipano e il 18 maggio firmano il loro primo contratto discografico. Insieme al contratto, arriva un finanziamento di 1000 sterline, con cui pagano nuovi strumenti e una prima session in studio, che consente la registrazione dei primi demo; dopo appena dieci mesi, però, il contratto verrà risolto a causa dell’insoddisfazione del gruppo, stufo delle pressioni dell’etichetta affinché i ragazzi si dedicassero a cover di canzoni famose (il gruppo voleva invece pubblicare un primo singolo), alla ricerca dei nuovi Japan.

La prima pubblicazione in assoluto della band, per la piccola etichetta Small Wonder, è del dicembre 1978; si tratta del singolo Killing an Arab, il cui testo trae ispirazione da Lo straniero di Albert Camus. Quest’ultima canzone ha attirato molte polemiche per il suo titolo (in italiano “uccidere un arabo”) e, più volte, i Cure sono stati costretti a rilasciare dichiarazioni ufficiali, negando qualsiasi connotazione razzista o violenta. Nonostante questo, questa canzone sarà bandita dalle radio statunitensi, nel periodo post-11 settembre e gli stessi Cure, forse per evitare polemiche, non l’hanno più suonata nei concerti live, fino all’estate del 2005, quando è tornata sotto le mentite – e meno offensive – spoglie di Kissing an Arab (“baciare/baciando un arabo”).

L’album d’esordio, uscito nel 1979, per una sussidiaria della casa discografica Polydor, la neonata Fiction Records, si intitola Three Imaginary Boys.

Boys Don’t Cry (accanto alle relativamente più recenti Lullaby e Close to Me) è forse la canzone in assoluto più famosa del gruppo.

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