Gli ‘Altri Tempi’ di Alfredo Marasti: ecco il nuovo album

E’ uscito per l’etichetta La Stanza Nascosta Records il nuovo progetto discografico del cantautore toscano Alfredo Marasti, “Altri tempi”

L’album, disponibile su tutte le maggiori piattaforme digitali, è stato preceduto dal singolo “Le mani segrete”, accompagnato dal videoclip ufficiale per la regia dello stesso cantautore e con la partecipazione di Federica Guerra, in radio e sui digital stores già dal 18 aprile.

Le mani segrete, una storia di amore e ambiguità temporale, si pone a cavallo tra progressive di stampo sinfonico-romantico e synth-pop barocco, oscillando tra registro magniloquente e ripiegamento intimista. 

Il videoclip, per la regia dello stesso cantautore, stravolge la linearità narrativa classica,  destrutturando la grammatica convenzionale a favore di uno script frammentario e dissonante che incentiva, nello spettatore, il passaggio dalla visione all’immaginazione.

Dichiarate le citazioni del videoclip di “Closing Time” di Leonard Cohen (1992), diretto da Curtis Wehrfritz.

In “Altri tempi”, dodici tracce attraversate dal tema del passato che ritorna, ora con dolcezza ora con inquietudine, Marasti, autentica anima da menestrello postmoderno, contamina la folk song con sonorità indie-pop a bassa fedeltà, fiammate elettroniche e tradizione cantautorale nostrana. 

“Il ritorno del passato- spiega il cantautore- conosce nell’album diverse declinazioni: la nostalgia di amori finiti, la presa di coscienza che nasce dall’esperienza, la riemersione di ideologie e fantasmi che sembravano dimenticati; il tempo insegna, commuove, spaventa.”

La produzione, volutamente lo-fi, è funzionale ad una estetica dell’ibridazione, che mescola naïveté e denuncia sociale, filastrocca colta, suggestioni filmiche (non a caso il finale dissacrante di “Single” è una dichiarata citazione del film “Berlinguer ti voglio bene”) e memoria letteraria (si ascolti “Margherita Dolcevita” , liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Stefano Benni), filtrate dallo sguardo obliquo e poetico di Marasti.

La pratica citazionista, ora palese ora “retrocessa” a rimando allusivo o rarefatta suggestione, conferisce un valore aggiunto al canzoniere di Marasti, che si dilata a dismisura fino ad inglobare differenti generi e codici artistici, declinati secondo la peculiare grammatica espressiva del cantautore. 

“Nella veste di produttori artistici- racconta Alfredo Marasti- io e Luca Spagnoli (The loft – Project Studio) non abbiamo seguito una direzione preordinata, lasciando invece che ogni traccia esprimesse un mood specifico e singolare.

Abbiamo voluto realizzare un disco più suonato che campionato- preziosi a tal proposito i contributi della violinista Teresa Dereviziis– nel quale la musica, in controtendenza con il mercato attuale, si piegasse alle esigenze del testo.”

“La copertina– prosegue Marasti, è in linea con il tema portante dell’album: la casa, abbandonata e in rovina, si fa metafora di un vissuto affascinante ma pericoloso da riesplorare; un uomo, arrampicatosi sul tetto, la sovrasta, ormai libero dal peso dei ricordi.”

“La pratica letteraria dell’allusione, sia essa palese o celata, rappresenta una forza centrifuga del genere canzone d’autore (…) Canzoni così costruite tendono a gettare ponti verso qualcos’altro da sé e ad instaurare un dialogo con generi e forme d’arte diverse”

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