50 anni di Let It Be, l’album che aprì le porte del mito ai Beatles

Un album spartiacque, che divide il periodo leggendario, ma in piena attività, da quello del mito, successivo allo scioglimento.

Non è certo l’album che ha messo fine all’esperienza dei Beatles, perché quando Let It Be ha visto la luce, era l’8 maggio del 1970, i quattro ragazzi di Liverpool avevano già deciso di intraprendere ognuno strade diverse, da circa un mese: era il 10 aprile quando proprio McCartney si lasciava sfuggire in una intervista la fine della band. Piuttosto è il disco che ha aperto la ‘fase 2’ della storia della band, quella dell’adorazione, del ricordo di un mito che ancora oggi non conosce appannamento.

Per George Harrison, Paul McCartney, Ringo Starr e John Lennon la genesi dell’album Let It Be, registrato inizialmente in presa diretta, visto che l’obiettivo della band era abbandonare le strumentazioni elettroniche e le sovraincisioni, è carica di tensioni. Per circa un mese, due telecamere filmarono per un mese il lavoro sull’album della band, per un documentario che sarebbe uscito contemporaneamente al disco, ma testimoniarono invece il malessere nel gruppo. Ad esempio Harrison arrivò a lasciare temporaneamente dopo una lite con McCartney. Alla fine la spaccatura si ricompose, grazie alla scelta di tornare a registrare dagli studi di Twickenham a quelli di Savile Row, tanto che il chitarrista accettò di prendere parte allo storico concerto sul tetto dell’edificio che ospitava gli uffici della Apple Corps, il 30 gennaio 1969, per l’ultima esibizione live della band.

Altro motivo di litigi nella band, anche il missaggio del disco. Le registrazioni furono affidate al produttore statunitense Phil Spector, che decise di applicare i suoi metodi, con una postproduzione accentuata. Per esempio i brani di McCartney furono stravolti e per questo andò su tutte le furie. Il 18 novembre 2003 McCartney pubblicò la versione remixata dell’album intitolata Let It Be… Naked, contenente brani inediti. Furono tolte Dig It e Maggie Mae, al loro posto Don’t Let Me Down.

Sempre per quanto riguarda le tracce, 12 in tutto, spicca sicuramente il singolo omonimo che ha dato il titolo all’album, ispirato da ‘mamma Maria’, amato da Paul McCartney, meno da John Lennon. Che disse: “Niente a che vedere con i Beatles- le sue parole- Non so a cosa stesse pensando quando ha scritto Let It Be”.

‘Mistero’ poi svelato dallo stesso McCartney: “Una notte, in quel periodo nervoso e teso che stavo vivendo mi apparve in sogno mia mamma che era morta più di dieci anni prima. Fu molto confortante perché nel sogno mi diceva ‘Andrà tutto bene’. Non sono certo che abbia usato le parole ‘Let It Be’ ma il senso del suo avvertimento era quello, e fu quel sogno a spingermi a scrivere la cnzone, partendo dal suo nome ‘Mother Mary‘”.
‘When I find myself in times of trouble/Mother Mary comes to me/Speaking words of wisdom, let it be’, si apre così la canzone che negli anni successivi ha anche assunto connotazioni religiose, visto che il nome Maria faceva pensare ad un riferimento alla Madonna.

Lato A

  1. Two of Us – 3:37 (Lennon-McCartney)
  2. Dig a Pony – 3:55 (Lennon-McCartney)
  3. Across the Universe – 3:48 (Lennon-McCartney)
  4. I Me Mine – 2:26 (Harrison)
  5. Dig It – 0:50 (Lennon-McCartney-Harrison-Starkey)
  6. Let It Be – 4:03 (Lennon-McCartney)
  7. Maggie Mae – 0:40 (Trad. arr. Lennon-McCartney-Harrison-Starkey)

Lato B

  1. I’ve Got a Feeling – 3:38 (Lennon-McCartney)
  2. One After 909 – 2:54 (Lennon-McCartney)
  3. The Long and Winding Road – 3:38 (Lennon-McCartney)
  4. For You Blue – 2:32 (Harrison)
  5. Get Back – 3:09 (Lennon-McCartney)

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