Geniale, innovativo, Miles Davis: 94 anni fa nasceva la leggenda

Uno stile inconfondibile, la capacità di innovare, di influenzare generazioni di artisti come succede per pochi altri.

Oggi Miles Davis, nato ad Alton, negli Usa, il 26 maggio del 1926, avrebbe festeggiato 94 anni. Trombettista, compositore, ha sviluppato diverse sfaccettature, dal cool jazz al jazz-rock. Personaggio controverso, soprannominato il ‘principe delle tenebre’, timido e per difesa ruvido, con chi era al suo fianco e non solo per la voce roca, con la sua tromba si trasformava in un ‘jazzmen’ capace di dar vita ad una musica e un suono celestiale e melodico, un timbro unico.

Appena 13enne, riceve dal padre la sua prima tromba: la mamma, pianista, avrebbe voluto che avesse imparato a suonare il violino.

A 17, invece, fa la sua prima esibizione pubblica, mentre la svolta arriva un anno dopo.

Miles e’ a St. Louis per assistere ad un concerto della band di Billy Eckstine, in cui suonano tra gli altri Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan. Uno dei trombettisti, Buddy Anderson, era indisposto e a lui fu chiesto, da Gillespie, di sostituirlo: in quel momento capi’ quale sarebbe stato il suo futuro.

La sua discografia comprende una grande quantita’ di antologie, dischi dal vivo e riedizioni. Uno degli album piu’ famosi di Miles Davis e’ sicuramente Kind of Blue, pubblicato nel 1959, uno degli album piu’ venduti nella storia
del jazz. Ha raggiunto la settima posizione in classifica in Spagna e la decima nella Jazz Albums. Nel 1992 vince il Grammy Hall of Fame Award.
Nel 1988 ha collaborato con Zucchero, incidendo una versione di Dune Mosse, pubblicata nel 2004 in una raccolta del cantautore emiliano. Nel 1989 fu ospite di due concerti del tour dello stesso Zucchero.

Da tempo malato, soffriva di diabete, artrite, borsite, ulcera, problemi renali, fatale, il 28 settembre 1991, fu un attacco di polmonite, a cui le complicazioni dovute al diabete fecero seguire due colpi apoplettici, poco dopo il suo ultimo concerto all’Hollywood Bowl. Ricoverato all’ospedale dopo il primo attacco, Miles si sveglio’ mentre i medici gli dicevano che avrebbero dovuto intubarlo. Invei’ contro di loro, intimandogli di lasciarlo stare. Il secondo attacco, che sopravvenne in quel
momento, lo uccise.

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