Alfredo Marasti- “Altri Tempi” – RECENSIONE

Nell’era dei singoli “mordi e fuggi”, dello skip compulsivo e della fisiologicizzazione del deficit d’attenzione Alfredo Marasti, cantautore toscano con una idiosincrasia per i “trend”, ci regala un concept album sul tempo denso di suggestioni filmiche e letterarie.

Un album che si fa sentire e risentire, facendo riaffiorare il piacere dell’indugiare nell’ascolto.

In “altri tempi” ci sono Bertolucci e Stefano Benni (si ascoltino “Single” e “Margherita Dolcevita”), una toscanità dissacrante (quella stessa di cui era intrisa “Canzone per Mario”, dedicata allo scomparso Monicelli, che è valsa al cantautore la vincita di Musicultura, nel 2013) ed un incoercibile habitus deandreaiano (si ascolti, su tutte, “Lilly al pub”), l’ammiccamento vintage e le ardite volate avanguardiste.

La costante contaminazione di letterario e popolare sembra essere la forza di un lavoro nel quale la musica si piega alle esigenze del testo: un “chinare il capo” che non ha il sapore di una resa ma di un arretramento generoso a favore della riuscita globale dell’album, nel quale le sonorità lo-fi si mettono al servizio di una narrativa piena di fascino.

Un po’ menestrello, un po’ cantautore engagé, un po’ “ragazzaccio” …impossibile racchiudere in una definizione esaustiva Alfredo Marasti, che in “Altri tempi” riesce, con indiscutibile maestria e senza forzature, a far andare a braccetto sproloquio e poesia.

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