Fondò i Red Hot Chili Peppers: 32 anni fa l’addio a Hillel Slovak

26 anni, maledetta eroina. Era giovanissimo Hillel Slovak, chitarrista  e  musicista israeliano naturalizzato statunitense, fondatore e membro dei Red Hot Chili Peppers. Prima della sua morte, avvenuta per overdose di eroina nel 1988, pubblicò col gruppo due album in studio: Freaky Styley (1985) e The Uplift Mofo Party Plan (1987).

Nato ad Haifa, in Israele, il 13 aprile del 1962, ha trovato la morte, ad Hollywood, il 25 giugno del 1988, 32 anni fa.

Figlio di due sopravvissuti all’Olocausto, emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti quando aveva cinque anni. A tredici anni, ricevette in regalo la sua prima chitarra che cominciò a suonare, spesso fino a tarda notte, ispirato dall’hard rock di Jimi Hendrix e di gruppi come Kiss e Led Zeppelin. In una scuola a Los Angeles conosce Michael “Flea” Balzary e Jack Irons. Al liceo si unì insieme a Irons al gruppo What Is This? (nel quale entrò successivamente anche Flea) e alcuni anni più tardi fondò i Red Hot Chili Peppers, gruppo col quale non registrò l’album di debutto, ma solo i due successivi.

Chitarrista di talento, al punto da conquistare John Frusciante, suo fan, finì però contro l’ostacolo dell’eroina. Fu una dipendenza che cercò di far cessare più volte, senza successo, fino alla morte. Fu rimpiazzato da Frusciante, che era rimasto molto influenzato dal suo stile. A lui i Red Hot Chili Peppers hanno dedicato molte delle loro canzoni e nel 1999 suo fratello ha pubblicato un libro, Behind the Sun: The Diary and Art of Hillel Slovak contenente i suoi diari e alcuni suoi dipinti.

Fu Slovak a insegnare a Flea a suonare il basso elettrico. Dopo diversi mesi, questi sviluppò una buona tecnica e cominciò a suonare insieme alla band. Slovak, Kiedis e Flea cominciarono a comporre alcuni brani prendendo in parte ispirazione dai lavori di una punk-funk fusion band, i Defunkt. I tre formarono quindi un gruppo chiamato Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem insieme al loro vecchio amico Jack Irons, creato appositamente in funzione di un loro brano Out in L.A., l’unico suonato dalla band. La canzone era costituita da un giro di basso che Flea aveva improvvisato durante una jam session con Irons, sul quale poi Kiedis aveva cominciato a rappare. Dopo il primo show del gruppo al locale The Rhythm Lounge, il proprietario dello stesso chiese ai quattro di ritornare con almeno due canzoni invece che una sola e, dopo diverse altre esibizioni, quando il loro repertorio era già cresciuto abbastanza, cambiarono nome in Red Hot Chili Peppers.

Nei mesi successivi la produttività della band cominciò a crescere e Kiedis cominciò a scrivere quelli che sarebbero divenuti in seguito i testi di Green Heaven e True Men Don’t Kill Coyotes, mentre il repertorio del gruppo cominciò a crescere fino a nove canzoni che i quattro ebbero modo di suonare in diversi locali della città, cominciando a farsi conoscere nell’ambiente underground di Los Angeles. Slovak, Kiedis e Flea si spostarono in un malfamato sobborgo di Hollywood dove portarono avanti anche la loro dipendenza da droga e in seguito viaggiarono fino a New York per suonare alcuni concerti con l’obiettivo di farsi conoscere. Subito dopo il piccolo “tour”, Slovak abbandonò l’appartamento dei Red Hot per andare a vivere con la sua ragazza.

I Red Hot Chili Peppers si recarono ai Bijou Studios per registrare una demo e successivamente firmarono un contratto con la EMI. Flea abbandonò i Fear per dedicarsi esclusivamente ai Red Hot, ma nello stesso periodo anche i What Is This? avevano ottenuto un contratto e Hillel, che considerava la band di Kiedis, Flea un progetto marginale lasciò il gruppo per registrare un album insieme agli ex Anthym, ai quali si unì anche Irons. Flea rispettò la decisione, pur sapendo la band avrebbe risentito della loro mancanza. I due furono rimpiazzati con Jack Sherman alla chitarra e Cliff Martinez alla batteria, coi quali venne registrato il primo album, The Red Hot Chili Peppers.

Slovak però, non rimase soddisfatto del lavoro che stava facendo con i What Is This? e contattò Flea per chiedergli di poter ritornare a suonare insieme a loro. Le circostanze fecero sì che neanche Kiedis e Flea fossero contenti delle performance di Sherman, che avevano un sound molto diverso da quello di Hillel. 

Quando Flea chiese a Kiedis cosa pensasse di un possibile ritorno di Hillel Slovak nel gruppo, Anthony rispose: “Darei via il mio figlio primogenito per farlo rientrare nella band”. Nel bel mezzo del tour promozionale di The Red Hot Chili Peppers Sherman fu licenziato e rimpiazzato dal suo predecessore.

Ritornato a Los Angeles però, cominciò ad isolarsi dagli altri e a cercare di resistere alla tentazione di farsi senza l’aiuto dei suoi amici, Anthony in particolare. Smise di dipingere e di scrivere nel suo diario e non si sa molto di ciò che gli accadde nelle settimane seguenti la fine del tour, durante le quali fece perdere le sue tracce, eccetto per una telefonata fatta da suo fratello James, nella quale Hillel disse di trovare molto difficile restare pulito, malgrado il forte desiderio che aveva di smettere. I suoi compagni tentarono più volte di mettersi in contatto con lui, invano. 

Hillel fu trovato morto dalla polizia di Los Angeles nel suo appartamento di Hollywood il 27 giugno 1988. In seguito all’autopsia, le autorità determinarono la data del decesso circa due giorni prima, il 25 giugno, per overdose di eroina. È seppellito al Mount Sinai Memorial Park Cemetery a Hollywood Hills, California. 

La sua ultima registrazione, una reinterpretazione di Fire di Jimi Hendrix, sarebbe stata poi inclusa negli album Abbey Road EP e Mother’s Milk.

Dopo la morte dell’amico, Kiedis lasciò la città e non partecipò al suo funerale, scioccato e convinto che la situazione fosse un qualcosa di surreale, onirico. Nonostante lo shock che seguì il ritrovamento del cadavere di Hillel, Anthony non ne fu subito spaventato in maniera forte e continuò a drogarsi fino a quando, alcune settimane dopo, i suoi amici lo convinsero ad entrare in riabilitazione e a far visita alla tomba. Da questo momento, Anthony non farà più uso di droghe nei successivi cinque anni.

Irons non riuscì però a superare lo shock per la perdita dell’amico e lasciò il gruppo, dichiarando di non volere fare parte della band che aveva portato Slovak alla rovina. Da allora cominciò a soffrire di depressione, mentre Kiedis e Flea decisero di continuare nel progetto che il loro amico Hillel aveva contribuito a creare.

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