77 anni fa nasceva Rick Wright, l’anima timida dei Pink Floyd

Non fosse stato per la breve parentesi legata a The Final Cut, insieme a Nick Mason, l’altro pezzo (timido) di storia dei Pink Floyd, il ‘sempre presente’ nel gruppo.

Richard ‘Rick’ Wright avrebbe oggi 77 anni, essendo nato a Londra il 28 luglio 1943. Una breve lotta contro un cancro se lo porterà via prestissimo, ad appena 65 anni, il 15 settembre 2008.

Quattordici album con i Pink Floyd, compreso il postumo The Endless River, la presenza come special guest in A Momentary Lapse of Reason e quella in The Wall: qui, distratto da problemi personali, risulta ‘solo’ alla voce ‘altri musicisti’, escluso su pressione di Roger Waters. Allo stesso tempo, però, proprio con Mason è l’unico ad aver suonato ad ogni concerto a nome dei Pink Floyd, visto che a The Final Cut, unico album a cui non ha contribuito avendo lasciato la band 1 anno prima della sua uscita (temporanea), non fece seguito il tour promozionale.

Tastierista di indiscusso talento, riconosciuto anche dall’amico/nemico Roger Waters (“Era super importante per tutto il lavoro che abbiamo fatto assieme”), Wright ha contribuito in maniera determinante alla musica (e quindi ai successi) dei Pink Floyd. Come ad esempio con l’organo in One of These Days (“la canzone più collaborativa del gruppo”, dirà David Gilmour). Come pure per Shine On You Crazy Diamond: l’intro è quasi una canzone nella canzone, da brividi.

Altro contributo fondamentale in Sheep, quarta traccia di Animals, in cui il cinguettio degli uccellini e il belare delle pecore è sovrastato dal Fender Rhodes di Wright. Facendo un piccolo passo indietro, si arriva alle sonorità di A Saucerful of Secrets o a quelle di Sysyphus in Ummagumma. E poi l’album ‘perfetto’: The Dark Side Of The Moon. Qui lascia il segno in pezzi strepitosi come Any Colour You Like, Breathe, Time o Us and Them.

E poi Echoes e The Great Gig In the Sky. Nella prima, traccia di chiusura di Meddle, oltre 23 minuti, lato B interamente occupato, il ‘dialogo’ con la chitarra di David Gilmour è il timbro che certifica, insieme al testo, la natura di capolavoro del singolo. E anche l’amicizia tra Wright e lo stesso Gilmour. Dopo la scomparsa del primo, infatti, il secondo non eseguirà più la canzone dal vivo: “Non ho mai suonato con nessuno come lui– dirà il chitarrista- L’armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes”.

In The Great Gig In the Sky è forse il l’apice del suo contributo nei Pink Floyd. Il suo pianoforte, insieme all’improvvisazione della sconosciuta Clare Torry (fu suggerita da Alan Parsons) hanno reso la canzone, quinta traccia di The Dark Side Of The Moon, immortale.

Come la musica di Richard Wright.

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