Pezzo di storia del rap: 60 candeline per Chuck D, guida dei Public Enemy

Compleanno di un pezzo di storia del rap. Compie 60 anni tondi Chuck D, pseudonimo di Carlton Douglas Ridenhour, vera e propria guida dei Public Enemy.

Nato a Roosevelt l’1 agosto 1960, ha contribuito alla formazione di una coscienza sui temi politici e sociali nella musica rap alla fine degli anni ottanta, come guida del gruppo dei Public Enemy.

Uno dei personaggi più carismatici e influenti della storia del rap e figura chiave dell’Hip Hop anni 80 e 90, il demo “Public Enemy Number One” suscitò l’interesse dell’importante produttore Rick Rubin, che insisté per mettere i Public Enemy sotto contratto con la sua etichetta, la Def Jam.

Nel 1996 Ridenhour ha pubblicato Autobiography Of Mistachuck, per la Mercury Records. Nel novembre 1998 giunse ad un accordo extra-giudiziale con gli eredi di Christopher “The Notorious B.I.G.” Wallace riguardo al campionamento da questi compiuto della voce di Ridenhour e inserito nel pezzo “Ten Crack Commandments”. Il campionamento è costituito da Ridenhour che conta i numeri da uno a nove nel pezzo “Shut ‘Em Down”.

Nel settembre 1999 ha lanciato il sito web multimediale Rapstation.com. Il sito ospita una vasta comunità hip hop di tutto il mondo, ha una TV e una stazione radio con una propria programmazione, molti dei più famosi DJ hip hop, interviste a persone famose, file MP3 scaricabili gratuitamente (il primo fu fornito dal celebre rapper Coolio), commenti su temi sociali, attualità, e regolari suggerimenti su come trasformare una carriera da rapper in un sostenibile modo di vita. A partire dal 2000, Ridenhour è stato uno dei più aperti sostenitori del file sharing musicale all’interno dell’industria della musica.

Nel 2009 Ridenhour ha scritto la prefazione al libro The Love Ethic: The Reason Why You Can’t Find and Keep Beautiful Black Love (L’etica dell’amore: la ragione per cui non riesci a trovare e a tenere un bell’amore nero) di Kamau e Akilah Butler.

Il 1º agosto 2014 ha pubblicato il secondo album solista intitolato “The Black In Man” per la Spitdigital records.

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