Un volo maledetto, il tragico addio: 30 anni senza Stevie Ray Vaughan

La stanchezza. Un elicottero guidato da un pilota poco esperto. Un destino crudele che si compie con tragica puntualità, tanto da scegliere il giorno esatto della scomparsa del padre (4 anni prima) per portarsi via un talento puro come quello di Stevie Ray Vaughan.

Da allora, era il 27 agosto del 1990, sono passati 30 anni. Una tragica fatalità, in cui probabilmente avremmo perso comunque un grande nome del blues, visto che al suo posto avrebbe dovuto esserci Eric Clapton: Vaughan, stanco dopo uno strepitoso concerto con lo stesso Slowhand, con il fratello Jimmie, con Robert Cray e con Buddy Guy, chiese lui di salire sull’elicottero per fare rientro prima in albergo, a Chicago.

Ma non vide mai il giorno, perché quel mezzo finì contro una collina per colpa della nebbia e della scarsa esperienza del pilota in condizioni meteo non favorevoli. Una fine tragica, anche per come andò nelle ore successive: nessuno si accorge dell’incidente fino alla mattina seguente, quando l’elicottero non giunge a destinazione. Stevie Ray Vaughan viene sepolto il 31 agosto 1990 al Laurel Land Memorial Park di Dallas accanto al padre, morto quattro anni prima nello stesso giorno del figlio.

Un talento puro, eppure visto e sentito in pochissimi album: 4 quelli pubblicati da solista, 1 con il fratello Jimmie, mentre il capolavoro The Sky in Crying ha visto la luce nel 1991, è quindi un album postumo di Vaughan.

Da segnalare anche l’album In Session, frutto della registrazione in studio di una jam session con Albert King, registrata nel 1983 e pubblicata nel 1999.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *