Brontolone e dispotico: e allora? Buon Compleanno, Roger Waters

Egocentrico, dittatoriale, estremista (nei concetti e nelle decisioni), introverso e dispotico. Ma basta la sua genialità a mettere da parte tutto il resto, a farlo amare, apprezzare e a nascondere quei lati oscuri (semi citazione…) del suo carattere che spesso fanno risaltare più il bicchiere mezzo vuoto che quello mezzo pieno.

E poi, forse, solo a lui è consentito di passare indenne dopo aver lanciato dure critiche ne confronti delle figure forti di mezzo mondo, da Trump a Salvini, passando per Putin, addirittura per lo Stato di Israele: ha incentrato un tour nell’attacco a queste forze politiche, che siano stati singoli potenti o vere e proprie entità. Egocentrico, dispotico, dittatoriale.

Ma anche geniale, anzi, Genio creativo dei ‘suoi’ Pink Floyd, come lui stesso ama definirsi e uomo dalle grandi qualità umane, come dimostrato dagli aiuti dati effettivamente a quelli che sono popolazioni in difficoltà o anche singole persone a cui non ha mai negato una mano, un aiuto. Di Roger Waters, che oggi compie 77 anni, è nato nella contea di Surrey, in Inghilterra, il 6 settembre 1943, si sottolineano spesso unicamente, o quasi, i lati negativi del suo carattere o comunque del personaggio che rappresenta: ‘Ha cacciato il povero Rick Wright’, ‘The Final Cut è più un disco da solista suo che dei Pink Floyd’, ‘è un antisemita’ per via delle critiche alla politica dello stato di Istraele. Se è vero che la verità sta sempre (o spesso) nel mezzo, allo stesso tempo è vero che nelle critiche difficilmente si è fotografata la situazione dal lato di Waters. Il contrario esatto. Oppure si sono chiusi tutti e due gli occhi di fronte ad iniziative come quella del gennaio 2019, quando ha aiutato una mamma a ritrovare i figli rapiti e portati in Siria, dopo ben 5 anni di lontananza.

Ma cosa c’entra con la musica? Nulla, è vero. Ma Waters stesso non si è mai nascosto o fermato dietro una nota, un assolo o un acuto o dietro i testo di una canzone. E’ andato oltre, anche quando ha tramutato in opere le sue esperienze vissute, come quelle della guerra, che gli ha portato via l’amato papà Eric Fletcher, quando aveva appena sei mesi, vicenda che lo ha ispirato per The Wall o The Final Cut. O come quando ha reso omaggio al suo amico Syd Barrett, che ha sostituito alla guida dei Pink Floyd a causa dei noti problemi mentali, con album strepitosi, da record, senza tempo, come Wish You Were Here e The Dark Side Of The Moon. Oppure la crisi di un uomo che sogna di commettere un adulterio, rappresentata in The Pros and Cons of Hitch Hiking, il suo primo album effettivo da solista, dopo l’addio ai Pink Floyd. Oppure l’ultimo Is This the Life We Really Want?, in cui chiede se è questa veramente la vita che vogliamo: evidenti i riferimenti all’attualità.

Tornare sulla sua carriera nei Pink Floyd, l’addio alla band dopo gli scontri con l’amico/nemico di sempre David Gilmour, si sarebbe avvicinato all’inutile ripetizione, ad una banalità che no, non fa parte di Roger Waters. E neanche di chi sceglie di apprezzarne la genialità, fottendosene di egocentrismo o di un carattere poco malleabile. Del resto, cosa si può pretendere di diverso da un Genio?

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