Il Mondo della Musica piange Willy: Cosa stiamo diventando?

Una vicenda scioccante, una morte violenta quanto assurda.

Willy Monteiro Duarte aveva 21 anni: per difendere un amico è rimasto ucciso dopo essere rimasto coinvolto, suo malgrado, in una rissa, a Colleferro, alle porte di Roma. Una morte scioccante, violenta, di cui tutti stanno parlando, non nascondendo rabbia e sconcerto per la vicenda.

E pure il mondo della musica attraverso i social network, piange il povero Willy. Come Alessandra Amoroso: “C’è poco da dire e poco da fare quando a parlare è l’ignoranza, l’odio, la cattiveria… Ma cosa stiamo diventando?! Ma nessuno davvero è capace di porre fine a tutto questo?! Non siamo capaci di aiutarci,di esserci l’uno per l’altro… dove cavolo andremo a finire?! Un abbraccio grande alla famiglia e che sia fatta giustizia per questo ragazzo dal sorriso contagioso!?? Ciao Willy!”. Per la sua collega Emma, invece, “l’ignoranza crea la violenza“. E proprio la violenza “cresce e si insidia piano piano. Prima con le parole alle quali ormai solo in pochissimi danno il giusto peso. Eh si le parole sono importanti,da esse provengono i gesti e poi gli esempi fino ad arrivare alle tragedie. Willy Monteiro Duarte era un ragazzo di 21 anni,adesso é l’ennesima tragedia di un paese che sta soccombendo ad un livello culturale davvero molto basso dove ormai in molti si sentono liberi di fare quello che vogliono arrivando addirittura ad uccidere. Mi dispiace tanto Willy. Un grande abbraccio alla tua famiglia”.

Commossa anche Levante: “Dicono si sia messo in mezzo per difendere un amico. In venti minuti l’hanno massacrato, ammazzandolo di botte. Storie di violenza come ne abbiamo sentite troppe. Come siamo stanchi di sentirne. Indaghi, leggi tutte le fonti e arrivi a due esseri riprovevoli, cresciuti male. A me il colore della pelle e i luoghi di provenienza non interessano, io so che è stato ucciso un ragazzino di 21 anni e che il suo nome era Willy Monteiro Duarte… però, purtroppo, gira voce che qualcuno dalla parte dei due assassini abbia avuto il disumano coraggio di dar voce alle seguenti parole: ‘Hanno solo ucciso un extracomunitario’. Se è stato realmente detto, questa non è solo una storia di violenza, come se ne sentono tante, purtroppo, da sempre. Vogliamo giustizia per Willy, per la sua famiglia e vogliamo che vengano rispettati e tutelati tutti i Willy del nostro paese. Un abbraccio alla famiglia di questo ragazzo, che non ha visto tornare un figlio a casa. Ancora”.

Per Piero Pelù “Willy è stato ucciso a calci e pugni da uno squadrone della morte sabato notte mentre si divertiva con gli amici. Willy ha difeso un amico ed ha incontrato la morte. Willy è stato trucidato dall’odio, dall’intolleranza e dall’ignoranza madre di ogni razzismo. Per Willy e per tutti noi voglio una giustizia giusta che sia da esempio per quei violenti che proliferano impuniti oggi in Italia, voglio una scuola, una cultura, una televisione, dei social e una politica che educhino alla curiosità ed al rispetto, non all’odio razzista”.

Senza parole J-Ax, che sceglie due mani congiunte e un cuore spezzato, a commento della foto sorridente di Willy. Il rapper Ghali chiede “giustizia per Willy Monteiro Duarte. 21 anni, era intervenuto per calmare una rissa ed è stato pestato a sangue fino a non respirare più. Willy è stato ucciso dall’ignoranza, dall’odio, dal razzismo e dagli ideali di 4 ragazzi del quale i familiari hanno risposto dicendo: ‘era solo un immigrato’. È un problema ricorrente nel nostro paese e mi ha fatto tornare in mente alcuni episodi della mia vita in cui l’ho scampata per un pelo, in cui aspetti che si stanchino di tirare calci e pugni, in cui chiedi pietà e il perché sperando di riuscire a rialzarti da terra. I veri criminali sono altri, i veri atleti sono altri. Gli occhi di Willy sono altri. Gli occhi della nuova generazione, di chi è stanco di fare a pugni, di chi cerca altro, di chi a differenza mia e dei miei coetanei non ha bisogno di ribadire dei concetti basilari come quelli sulla violenza. Che questo sia l’ennesima sveglia per quanto sia inimmaginabile il dolore dei suoi cari. È così egoista fare di una tragedia una lezione ma infondo spero che lo sia per tutti. Siamo stanchi, il pentimento tardivo non serve a nulla in casi come questo. Giustizia per Willy”.

Ermal Meta, invece, scrive: “Caro Willy, Sarai seduto ad aspettare di entrare anche tu insieme agli altri. Un uomo che non conosci starà verificando che sia veramente tu. Purtroppo sei tu. Tra poco si apriranno le porte e tu potrai entrare fra l’incredulità di tutti. Ti daranno un ruolo importante, forse farai sorridere quelli che come te sono saliti troppo presto, magari per premiarti ti daranno pure le ali. Probabilmente ti occuperai dei bambini scomparsi in mare, di tutti quelli che sono stati perennemente invisibili, di quelli che come te cercavano di farcela in questo mondo pericoloso che ci siamo costruito qui giù. Caro Willy, i primi giorni sarai un po’ arrabbiato a causa della confusione. È normale, probabilmente volevi solo tornare a casa e invece sei finito altrove. Qualcuno direbbe un posto migliore, ma tu non ci crederai, almeno all’inizio. Poi un giorno incontrerai qualcuno che ti conosceva qui giù che ti dirà: ‘Ehi Willy! Ti ricordi di me?’ Tu gli risponderai di no, ma sempre con il tuo sorriso e in quel momento ti dimenticherai di abbassare ogni lo sguardo in direzione della tua vecchia casa, della tua vecchia vita. Non c’è nessun pericolo per te adesso Willy, ma noi siamo ancora in pericolo. Lo siamo di più quando pensiamo che non ci possa toccare da vicino, perché è già vicino, è incredibilmente vicino. La miseria è come le erbacce. Se non ce ne curiamo alla fine crescerà così tanto da tirarci le travi dei soffitti sulla testa, seppellendoci abbracciati alla nostra finta sicurezza. Abbi cura di te Willy e non avere paura. Lì dove sei tu non è mai buio e nessuno può spegnere i lampioni”.

Breve Tiziano Ferro: “Io le parole le ho finite. Non ne ho più”. Lodo Guenzi dello Stato Sociale, invece, torna su una vecchia canzone della band, che trattava proprio di un argomento simile ai fatti di Colleferro: “Mi sono rotto il cazzo è una canzone di otto anni fa, la prima a diventare famosa, la canzone che ci ha cambiato la vita. Quei versi si riferisco ad un pestaggio del 2008 dietro casa mia da parte di persone legate ad ambienti di estrema destra ai danni di alcuni ragazzini che tornavano a casa dopo una serata in piazza santo stefano. Le due storie non sono identiche ma colpiscono le molte cose in comune. Io voglio solo dire che quando si scrive di cose del genere lo si fa sperando di non vederle succedere mai più, sperando che quelle parole passino di moda perché il mondo deve andare avanti, non indietro. Leggerle così tanto da ieri spezza il cuore”.

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