Ricordando Rick Wright, 12 anni senza la classe di un artista immenso

Avete mai provato imbarazzo perché non riuscite a trovare le parole per descrivere una persona che non c’è più, ma di cui voi e altri milioni di persone ne mondo ne conosco vita, arte e miracoli? Ecco, con Richard Wright è così. Sono 12 anni che una breve lotta contro il cancro se lo è portato via. Era il 15 settembre del 2008. Una malattia infame, che ci ha privati di un artista talmente bravo, talmente unico in stile e musica, che mai avrà un erede (artistico) anche solo vicino alla sua altezza.

Ecco, cos’altro si può dire, se non che era un artista straordinario?

Rick, che era nato a Londra il 28 luglio del 1943, ha dato un contributo determinante nella storia artistica dei Pink Floyd, pur vivendo un rapporto travagliato con la band (con Roger Waters) al punto di esserne allontanato: nella discografia non ha messo la firma ufficialmente solo su The Final Cut, l’album del ‘taglio finale’ di Waters con i Pink Floyd. Un po’ come Syd Barrett, pure lui allontanato dalla band per problemi ‘extra’ (Wright, per incomprensioni con Roger).

Troppo importante Rick, per tenerlo così lontano: lo stesso Waters, pur entrandoci in conflitto, lo ha voluto con la band per i live del suo ‘The Wall’, alla voce ‘altri musicisti’. Oppure David Gilmour: una volta prese in mano le redini della band, con l’addio di Waters, l’elemento di conflitto con Wright, lo ha rivoluto con i Pink Floyd in A Momentary Lapse of Reason, come ospite, poi definitivamente in The Division Bell.

Era giovanissimo, quando a causa della frattura di una gamba ha il primo approccio con il mondo della musica. Orecchio finissimo,  suona la tromba, il trombone ed il sax, oltre alla chitarra ritmica. Ma è il pianoforte, che studia da subito, avendo però come modello trombettisti jazz come Chet Baker e Miles Davis che ne influenzeranno stile e ‘produzione’ artistica.

Studia architettura. E sarà una benedizione. Perché in questo periodo conosce Roger Waters e Nick Mason. Poi arriverà la geniale follia di Syd Barrett, i ‘suoi’ Pink Anderson e Floyd Council, 14 album con i Pink Floyd e tanti, tantissimi capolavori in cui ha messo i tasti, sia quelli bianchi che quelli neri.

Un artista straordinario, una delicatezza e una classe di cui ancora oggi si sente la mancanza.

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