‘I confini del giorno’, il nuovo album di CLEMENTE

“I confini del giorno” è il nuovo album, in uscita il 17 settembre, del cantautore, poeta e pittore di Castelvetrano Clemente. A distanza di quattro anni dal precedente ‘Canzoni nel cassetto’ Clemente torna a far sentire la sua voce con un quarto lavoro in studio per La Stanza Nascosta Records. L’album, distribuito su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione online, sarà disponibile anche su supporto fisico.

‘I confini del giorno’ è un corposo concept album sul tema dell’amore, fatto poetico ed esistenziale per eccellenza, e delle sue infinite sfumature, che albergano in uno spazio-tempo dalla campitura fortemente allegorica. “I confini del giorno- ha spiega il cantautore- racconta una storia d’amore lunga circa dieci anni, riassunta, ipoteticamente e metaforicamente nell’arco di una giornata. Da una notte tormentata e irrequieta a una notte più serena, o forse solo più consapevole. Due notti intese come confini del giorno, quei confini che, in senso figurato, rappresentano i limiti o gli ostacoli che incontriamo fuori e dentro di noi, nel cammino della vita. Un’alba, col suo bagaglio pieno di sogni, e poi una promessa, una crisi, un abbandono, un perdersi e cercarsi, una nostalgia e un tramonto: l’ora magica della riconciliazione con se stessi, con l’amore e col mondo. Infine- ha concluso Clemente- di nuovo la notte. E così ricominciare.”

Quattordici brani, e tutto parte da un’introduzione che evoca, come una voce fuori campo, un bisogno di pace e libertà interiore. In ‘Notturna’ una incalzante e sofferta notte diventa un vero e proprio stato d’animo. ‘Svegliami’ –la canzone volutamente più ermetica, graffiante e per certi versi politica del disco- descrive un delirante incubo. Si continua con un risveglio e un ‘Buongiorno’, il mattino che dà il via al giorno e alla storia d’amore, in modo semplice e sognante. Ne ‘I confini del mondo’ (quasi title track del disco, in cui Clemente duetta proprio con la moglie Talitha Knight) la coppia si promette di superare ogni ostacolo e andare appunto oltre ogni confine. In ‘Lontani’ subentra invece la triste consapevolezza che, dovunque si vada e comunque sia, in un rapporto a due, in fondo, si rimane sempre distanti e soli. ‘Con te’, racconta il momento della crisi, esprime, a dispetto di un arrangiamento molto dolce, rabbia e recriminazione per una storia finita, paradossalmente, nonostante l’amore. ‘Canzone a metà’ il cantautore ha voluto disegnare un

momento di evasione solitaria, di malinconico ripiegamento su se stessi, tipico del meriggio (meriggiare pallido e assorto, scriveva Montale). ‘Cuore’ invece è un vero e proprio dialogo con se stessi e con la propria parte sentimentale, quasi un tentativo, forse vano, di ragionare con la propria parte irrazionale. ‘Nostalgioia’ parte dall’idea che, se si ha nostalgia di qualcosa che si è vissuto, è perché l’esperienza è stata importante o comunque bella. Quindi la canzone e il calembour del titolo esprimono l’aspetto gioioso e positivo della nostalgia, e, nel contesto della narrazione, questa nostalgia è rivolta naturalmente verso la persona amata. ‘L’ora magica’ è l’ora in cui inizia il tramonto, magica in quanto sembra tutto possibile, anche innamorarsi o, in questo caso, rinnamorarsi, ma anche riconciliarsi con se stessi e con il mondo circostante. ‘Due come noi’ è una classica canzone d’amore che esprime quanto sia difficile stare insieme e contemporaneamente preservare il proprio individuale e complesso modo di essere, conciliare le incompatibilità, raggiungere un equilibrio di coppia. ‘Amaranto’ è un vigoroso irish folk e dipinge l’ultima fase del tramonto, poco prima della notte, quando il cielo si colora di rosso amaranto e maturano ulteriori consapevolezze, come ad esempio il fatto che “amore è anche amare se stessi per non morire”. Non necessariamente una sofferta rinuncia alla propria individualità, ma la consapevolezza che se non ami te stesso, non puoi amare nessuno. ‘Questa notte’ ultimo brano, è una canzone al sapore di flamenco spagnolo, tango argentino e vagamente arabeggiante, in cui è racchiuso il sunto di tutto il disco. Nel brano vengono ripercorse tutte le fasi della storia, le sue evoluzioni e complicazioni, per giungere finalmente a una più ampia serenità e consapevolezza. “Ciò che mi piace immaginare- ha affermato Clemente- è che, a questo punto, la storia possa ricominciare di nuovo da capo, come in un ciclo continuo e infinito, ripartendo quindi dal desiderio di libertà dell’introduzione per riprecipitare nell’incubo della notte, confluire in una ulteriore invocazione di risveglio, e cosi via”.

Scuola genovese e tradizione folkloristica irlandese, anima andalusa e le sinuose melodie della bossa nova convivono in un album dalle sonorità eterogenee, nel quale inattese virate pop-rock si alternano a tentazioni blueseggianti e incursioni liricheggianti. A fare da collante è una scrittura soffusamente intimista, elegante per vocazione, impreziosita da coloriture jazzy. Clemente costruisce con sapienza un’affascinante simbologia degli inizi, della fine e dell’eterno nella quale l’io biografico sembra arretrare, confluendo in un alfabeto esistenziale condiviso, in perenne ridefinizione. Tutto il disco è completamente composto da strumenti musicali veri e suonati da ottimi musicisti, il che rappresenta una scelta stilistica volontaria e anacronistica.

Di Serena Danese

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