“The Storm”: il primo concept full length ufficiale dei padovani Outwave

Quel sapore pop rock americano in un concept in bilico tra allegoria e risvolti sociali.

I padovani Outwave pubblicano per la Seahorse Recordings “The Storm”, un disco di 10 inediti di bellissimo ricamo melodico dalle trame internazionali con la collaborazione di Christopher Bacco e la preziosa featuring di Durga McBroom, corista di fama già a lavoro, tra gli altri, con i Pink Floyd e Steve Hackett. Un sound crepuscolare ma anche una efficace linea melodica capace di coccolare anche le pretese del mercato main stream.

Benvenuti ragazzi tra le pagine di Danger of Music. Di sicuro “The Storm” è la vostra prima release ufficiale. Che aspettative state inseguendo?

Grazie a voi per averci invitato a Danger of Music! “The Storm” è esattamente il nostro primo passo nel mondo musicale. Abbiamo avuto modo di farci conoscere nel tempo grazie ad un EP registrato nel 2015 ma non c’è confronto con la soddisfazione e l’impegno di un album. Per la precisione si tratta di un Concept dove le canzoni raccontano la storia del nostro protagonista, un giovane ragazzo, il quale, attraverso una serie di vicissitudini metaforicamente associate a fenomeni naturalistici e ambientazioni pittoresche, si troverà cambiato e segnato per sempre dalla Tempesta, che lo immerge in una maggiore maturità e consapevolezza degli eventi facendogli capire che fino ad allora era stato privato della sua libertà dalle futilità quotidiane.

L’aspettativa principale è sicuramente quella che il pubblico colga ogni sensazione ed emozione che le canzoni trasmettono

Finalmente si torna a parlare di rock. Forse ci mancano quei soli di chitarra che hanno segnato delle epoche ma in fondo esiste una morale di base che somiglia molto al voler suonare più che a voler “programmare” i suoni… o sbaglio?

Senz’altro! Per chi viene dal mondo “analogico” specialmente, la possibilità di accedere ad uno strumento in maniera diretta è fondamentale. In un contesto live inoltre non bisogna snaturare la vera essenza del concerto che sarebbe suonare dal vivo! Non siamo contro le basi musicali, dato che pure noi le utilizziamo, ma non ci piace l’idea che suoni pre-programmati  sovrastano la performance live di un gruppo. Per concludere dunque non siamo contro la programmazione dei suoni ma contro un loro uso errato.

Ecco: l’elettronica per gli Outwave? Come e quanto ha contaminato la vostra produzione?

Molti nostri gruppi di riferimento (es. Pink Floyd, Depeche Mode, Radiohead) hanno sperimentato l’elettronica con il rock e ispirarci a loro è stato quasi naturale. Certo noi di base siamo un gruppo rock, ma nell’album The Storm abbiamo lasciato spazio anche a suoni più elettronici e campionamenti in modo da creare un’atmosfera più posata che noi chiamiamo “crepuscolare”. Ci piace associare il nostro sound all’immagine del crepuscolo serale perché descrive bene la filosofia musicale degli Outwave caratterizzata, usando la metafora del giorno siderale, dalla vivacità e positività del dì ai tratti eteri e misteriosi della notte. Per quanto riguarda la nostra evoluzione musicale non si esclude che in futuro possiamo spingerci verso una direzione più synth, tutto dipenderà dalla nostra ispirazione!

Un disco realizzato in presa diretta: secondo voi è servito per preservare l’efficacia? Quanto avete salvato del suono live e quanto avete poi post-prodotto?

L’idea di registrare The Storm in presa diretta è stata pensata per ricreare la sinergia delle esibizioni dal vivo e si può dire che questo aspetto sia stato mantenuto. Ovviamente questo ha implicato per noi una preparazione intensa che però ci ha fatti crescere molto come musicisti. Per quanto riguarda il suono abbiamo usato sia la strumentazione nostra che quella dello studio dove abbiamo registrato cercando di mantenere la nostra personalità. La post-produzione è stata improntata a salvaguardare il più possibile le caratteristiche di un’esibizione dal vivo anche se alcuni suoni sono stati rielaborati per incrementare l’atmosfera “crepuscolare”.

“The Storm” somiglia ad un bellissimo sfogo rock degli anni 2000. Quando le radici Roots si contaminano di pop americano. E anche nella scelta di dedicare il centro della tracklist a brani più dolci, è un segno di abitudini “antiche” e di cliché assai classici. Per questo vi chiedo: che rapporto avete con il futuro e con le nuove tendenze?

Abbiamo fiducia nel futuro. Crediamo che seppur la musica contemporanea più diffusa sia abbastanza lontana dal nostro genere, vi sarà presto un ritorno alle radici rock: tuttavia, non dovrà essere l’occasione di un mero copia e incolla ma di un’innovazione delle “abitudini antiche”. Noi nel nostro piccolo speriamo di aver contribuito con l’album “the Storm” ad iniziare questo percorso di rivisitazione e di cambiamento nella “classicità”.

Le nuove tendenze ci offrono certamente degli spunti per le nostre idee musicali anche se non ci assorbono o inglobano nel loro mondo.

E a proposito: cd, vinile o spotify?

La domanda da un milione di Yen! Beh, tutti noi Outwave abbiamo cominciato ad ascoltare musica dai cd prima del successo delle piattaforme digitali, dunque è ovvio che siamo più affezionati all’ascolto su disco. Sosteniamo che l’acquisto e l’ascolto di un CD fisico sia ancora oggi più coinvolgente che fruire di musica attraverso le piattaforme perché l’approccio cambia di molto: il cd posso toccarlo con mano, sfogliare il booklet (qualora ne sia provvisto), ascoltarlo nello stereo senza altre distrazioni. Il vinile, in particolare, riteniamo sia il modo migliore per calarsi nell’atmosfera che l’artista ci vuole offrire e non ci sorprende che si cerchi di tornare a rimetterlo in commercio.

 Potremmo apparire come dei vecchi nostalgici ma noi la pensiamo così.

Ciò non toglie che abbracciamo le opportunità della rete di diffondere maggiormente la musica, l’importante è sapersi muovere nelle infinite possibilità che essa offre.

Ed infine: anche il video ha i lineamenti di qualcosa che vedevamo negli anni ’90…

Si vero…come primo video non volevamo troppo esagerare quindi abbiamo deciso di fare una cosa abbastanza classica e che rappresentasse più semplicemente possibile i concetti di Moving Tangle. Poi grazie a queste due location meravigliose (lago di Camazzole e lo storico Pub Padovano Fishmarket) abbiamo vissuto momenti che sarà difficile dimenticare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *