Su tutte le piattaforme online arriva “Un’assenza” di Matteo Trapanese

Un’assenza è il primo singolo di Matteo Trapanese, l’inizio di un percorso di indagine sulla parola e del suo rapporto inscindibile con il suono e sulla reale capacità di questa di comunicare e farsi tramite di una realtà sempre più frammentata e “incomunicabile”.
Ecco come, nello specifico, l’autore presenta il suo pezzo: “Il punto di partenza è la canzone d’amore, come sempre. È il primo argomento reale di cui sentiamo il bisogno di parlare con profondità, è il primo scatto di anormalità che ci porta a scrivere, e “Un’assenza” è indiscutibilmente una canzone d’amore. Un amore certamente perduto ma sempre in continua tensione verso il completarsi, verso l’oggetto che gli permette di farlo, senza riuscire però mai realmente a colmare quel vuoto. È dunque prima di tutto una canzone di ricerca“.


Già si riesce dunque a trovare un primo bivio, una doppia visione della parola: da una parte il ”canto” intimo e personale, dall’altra un’espressione collettiva: perché se è vero che questa è una canzone di ricerca, non sappiamo mai cosa sia effettivamente ciò che cerchiamo; ma conosciamo il vuoto, la causa che ci muove. È una ricerca quindi negativa che prende la forma di un reclamo universale contro un vuoto che tutti coltiviamo inconsciamente ma che la realtà che viviamo ogni giorno, specialmente nell’ultimo anno, porta sempre più a galla: ed è quindi questa la voce che dà parola al primo ritornello, quasi un discorso diretto che parte dalla mente della “singolarità comune” che riguarda tutti e che risponde o spezza la narrazione di quell’”io esterno” della prima strofa.

Ed ecco il secondo bivio: la profonda differenza tra la razionalità delle strofe e l’emotività dei ritornelli, tra la volontà di analisi delle prime e il volersi abbandonare al dolore dei secondi, dolore che nasce dall’impossibilità di risolvere l’assenza, la nostra incomunicabilità, figlia di un passato sempre più violento e pressante ma che, in quanto passato, non più materialmente esistente.
L’assenza del passato e quella di un fragile presente si scontrano, tra madre e figlio, con le loro debolezze, i loro affanni e le loro pressioni reciproche.

E che senso ha quindi riprendere i versi del Petrarca sul finale (“ma so che in un posto/si sospira del mio amore/e in questo pensiero la mia anima respira”, da Canzoniere 129)? È l’affermazione dell’esistenza di speranza di ritrovare una risposta a quella incomunicabilità che ci trasciniamo, nella parola poetica; ma è anche il segno, la prova che ciò che è passato non potrà mai realmente abbandonarci, con le sue canonizzazioni, i suoi precetti, la sua bellezza magnetica.-


Spotify:https://open.spotify.com/artist/7ezbeRMuzpXZOD3SMAG6nq?si=BwmDMKYuQw6qLNhUb8zj5w&utm_source=copy-link

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