Il grande temporale: il rapporto con l’America nel singolo di Stefano Barotti

“Il grande temporale” del massese Stefano Barotti, appena uscito per La Stanza Nascosta Records di Salvatore Papotto, consolida il rapporto dell’artista toscano con l’America.

Registrato tra l’Italia e gli Stati Uniti, con un pool di musicisti d’eccezione (tra gli ospiti speciali Joe e Marc Pisapia, Jono Manson, Mark Clark e John Egenes), l’ultimo lavoro in studio di Barotti coniuga una tecnica ineccepibile alla innata capacità dell’artista di emozionare profondamente con un racconto autentico (eppure non privo di una seducente trasfigurazione favolistica) del quotidiano.

Fabrizio Sisti ha regalato con la sua produzione artistica colore, movimento ritmico e un forte accento progressive rock a brani dalla narrativa tipicamente barottiana.

Stefano Barotti ha la capacità di rinnovarsi senza rinnegare la sua cifra più pura, quella artigianalità, quella genuinità, quella schiettezza artistica che ne fanno forse il più grande outsider tra i cantautori attualmente attivi sulla scena italiana (e non solo).

Poeta e musicista a tutto tondo, insofferente a qualsiasi tentativo di imbrigliamento e categorizzazione, Barotti abbatte ne “Il grande temporale” i rigidi steccati tra generi, avventurandosi in territori diversi dei quali evidenzia con sapienza la contiguità: folk, blues, reggae, incursioni jazzy convivono senza forzature in un album variegato e godibilissimo, colto e al tempo stesso popular, sognante e terrigno nell’eterno equilibrio barottiano tra scarpe e ali.

John Egenes alla pedal steel, Jono Manson alla chitarra elettrica e tenore e Mark Clark alle percussioni impreziosiscono la splendida “Spatola e spugna”, la fluviale “Il grande temporale” travolge per intensità (tradendo, tra le altre cose, un’impronta battistiana), “Painter loser” si snoda ironica, apparentemente leggera, ammiccante.

Enzo”, tributo all’indimenticato Jannacci, è una canzone con la rincorsa checommuove, rallegra e fa pensare, nella migliore tradizione barottiana.

“Mi ha telefonato Tom Waits”scivola via godibilissima, tra felici intuizioni testuali e un arrangiamento sorprendente.

“Stanotte ho fatto un sogno” si inscrive con eleganza nel solco della melodia più tradizionale mentre “Quando racconterò” sembra trasudare drakiano spleen.

“Tutto nuovo”, che si apre con la voce del piccolo Arturo Barotti, chiude, con una promessa di felicità, un disco capolavoro.

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